Modifiche a "La presa dei data-center"
Corpo del testo (Italiano)
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Il mondo evolve e il modo di interagire e stare in società si adatta ad esso. Le nuove grandi piazze sono i social network, grazie alla loro rimozione delle distanze e immediatezza hanno completamente rivoluzionato le nostre abitudini umane.
Ma la grande differenza tra un dibattito in piazza e uno in live è: chi comanda?
Oggi possiamo dire di aver delegato le nostre libertà di espressione, associazione e informazione a dei privati, miliardari, esteri. Convinti che sarebbero stati imparziali e disinteressati.
Invece, con un business model basato sulla raccolta di dati, gli stessi sono stati incentivati a creare strumenti di sorveglianza perenne, che incentivassero la dipendenza e che abusassero delle profonde fragilità psicologiche di ognuno di noi. Trovandosi poi in mano con la più grande arma di controllo della storia umana.
A questo punto la soluzione è una. La stessa che prendiamo ogni volta che un servizio è diventato troppo essenziale per essere lasciato alla discrezionalità di dei privati: renderli pubblici.
Espropriare e creare data center in tutto il territorio europeo nel rispetto delle comunità locali e dell'equilibrio energetico. E usare questa infrastruttura per la creazione di servizi digitali che seguano i principi di trasparenza e decentralizzazione e che siano finanziati dalle imposte e non dalla vendita delle nostre informazioni private o dagli spazi pubblicitari davanti i nostri occhi.
Oggi già esistono software che si prestano a questo progetto: Mastodon, ad esempio, non è diverso da twitter/x per funzionalità. Ma in quanto open source e decentralizzato sarebbe possibile creare server comunali a cui ogni cittadino ha diritto di iscriversi gratuitamente essendo comunque libero di interagire con tutti gli utenti degli altri server comunali, ma anche di tutti gli altri social che sono scritti con lo stesso linguaggio (pixelfed, ecc).
Ovviamente il controllo statale di strumenti di questo tipo è sempre pericoloso, ma infatti i codici dei software devono essere pubblici e controllabili, e soprattutto le regole di gestione devono essere imposte attraverso il percorso democratico. Inoltre, in quanto decentralizzato, i privati avrebbero la possibilità di crearsi un server proprio (a proprie spese) e comunque riuscire a interagire con tutti gli altri pur non essendo iscritti a quello comunale.
Un'infrastruttura di questo tipo permetterebbe alle istituzioni di comunicare coi cittadini senza dover usare mezzi esteri e dove quale contenuto viene mostrato prima di un altro lo decide un pugno di soggetti in segreto.
Oppure permetterebbe alle università di sviluppare i propri modelli AI, senza doversi affidare a codici sconosciuti, e ai cittadini di prediligere quelli invece di commettere nuovamente lo stesso errore che abbiamo commesso con i social.
Insomma i benefici arriverebbero a cascata, ma soprattutto, finalmente, torneremo a decidere noi.
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Il mondo evolve e il modo di interagire e stare in società si adatta ad esso. Le nuove grandi piazze sono i social network, grazie alla loro rimozione delle distanze e immediatezza hanno completamente rivoluzionato le nostre abitudini umane.
Ma la grande differenza tra un dibattito in piazza e uno in live è: chi comanda?
Oggi possiamo dire di aver delegato le nostre libertà di espressione, associazione e informazione a dei privati, miliardari, esteri. Convinti che sarebbero stati imparziali e disinteressati.
Invece, con un business model basato sulla raccolta di dati, gli stessi sono stati incentivati a creare strumenti di sorveglianza perenne, che incentivassero la dipendenza e che abusassero delle profonde fragilità psicologiche di ognuno di noi. Trovandosi poi in mano con la più grande arma di controllo della storia umana.
A questo punto la soluzione è una. La stessa che prendiamo ogni volta che un servizio è diventato troppo essenziale per essere lasciato alla discrezionalità di dei privati: renderli pubblici.
Espropriare e creare data center in tutto il territorio europeo nel rispetto delle comunità locali e dell'equilibrio energetico. E usare questa infrastruttura per la creazione di servizi digitali che seguano i principi di trasparenza e decentralizzazione e che siano finanziati dalle imposte e non dalla vendita delle nostre informazioni private o dagli spazi pubblicitari davanti i nostri occhi.
Oggi già esistono software che si prestano a questo progetto: Mastodon, ad esempio, non è diverso da twitter/x per funzionalità. Ma in quanto open source e decentralizzato sarebbe possibile creare server comunali a cui ogni cittadino ha diritto di iscriversi gratuitamente essendo comunque libero di interagire con tutti gli utenti degli altri server comunali, ma anche di tutti gli altri social che sono scritti con lo stesso linguaggio (pixelfed, ecc).
Ovviamente il controllo statale di strumenti di questo tipo è sempre pericoloso, ma infatti i codici dei software devono essere pubblici e controllabili, e soprattutto le regole di gestione devono essere imposte attraverso il percorso democratico. Inoltre, in quanto decentralizzato, i privati avrebbero la possibilità di crearsi un server proprio (a proprie spese) e comunque riuscire a interagire con tutti gli altri pur non essendo iscritti a quello comunale.
Un'infrastruttura di questo tipo permetterebbe alle istituzioni di comunicare coi cittadini senza dover usare mezzi come Instagram, dove quale contenuto viene mostrato prima di un altro lo decide un pugno di soggetti perseguendo il profitto.
Oppure permetterebbe alle università di sviluppare i propri modelli AI, senza doversi affidare a codici sconosciuti, e ai cittadini di prediligere quelli invece di commettere nuovamente lo stesso errore che abbiamo commesso con i social.
O ancora, nessun utente sarebbe costretto ad accettare Termini di Servizio (e quindi contratti) svantaggiosi nei suoi confronti, solo per la paura di rimanere escluso dalla società.
Per non parlare dell'indebolimento che genererebbe nei confronti di aziende, grandi come piccoli stati, che da un po' di anni hanno deciso di diventare attori politici e corrompere la democrazia.
Insomma i benefici arriverebbero a cascata, ma soprattutto, finalmente, torneremo a decidere noi.