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Modifiche a "Il problema non sono gli OGM: è chi li possiede."

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    Per decenni parte della sinistra e del movimento ambientalista ha trattato gli OGM come una minaccia (senza conoscere nulla della scienza che ne sta alla base), equiparandoli automaticamente al modello agroindustriale delle grandi corporation. È una posizione comprensibile storicamente, ma scientificamente insostenibile e controproducente nel dibattito politico contemporaneo.

    Il consenso scientifico è chiaro: gli organismi geneticamente modificati attualmente approvati non presentano rischi per la salute umana superiori agli alimenti convenzionali. Lo affermano l'OMS (*Food safety aspects of genetically modified foods*, 2005, aggiornato 2014), le principali accademie scientifiche europee riunite nell'EASAC (*Planting the Future*, 2013) e la National Academy of Sciences americana (*Genetically Engineered Crops: Experiences and Prospects*, 2016). Il Golden Rice, arricchito di beta-carotene per combattere la carenza di vitamina A nei paesi in via di sviluppo, è il caso più emblematico: la sua introduzione è stata bloccata per anni da opposizioni ideologiche, con costi umani reali. Una ricerca pubblicata sul American Journal of Agricultural Economics (Wesseler & Zilberman, 2014) ha stimato che il ritardo nella sua introduzione ha causato la perdita di oltre 1,4 milioni di anni di vita in buona salute nei paesi colpiti dalla carenza di vitamina A. Opporsi a quella tecnologia NON era una posizione progressista, bensì un lusso che i paesi ricchi si sono concessi a spese dei più poveri.

    I problemi reali non stanno nella tecnologia, ma nel modello economico che l'ha accompagnata. Il brevetto sui semi, crea dipendenza strutturale da grandi corporation. La concentrazione del mercato sementiero in pochissime multinazionali è un problema di sovranità alimentare concreta. La monocultura genetica su vasta scala riduce la biodiversità e aumenta la vulnerabilità degli ecosistemi. Queste sono critiche legittime e urgenti, ma riguardano il capitalismo agroindustriale, non i fondamenti scientifici della genetica.

    Una sinistra coerente dovrebbe difendere la ricerca pubblica e indipendente sulle biotecnologie, regolamentare i brevetti sui semi e contrastare i monopoli privati, tutelare la biodiversità agricola e le sementi tradizionali e non rinunciare e demonizzare gli strumenti scientifici che possono ridurre l'uso di pesticidi, aumentare la resilienza delle colture ai cambiamenti climatici e combattere la malnutrizione.

    Confondere la tecnologia e la ricerca scientifica con chi la controlla a livello economico non è una battaglia progressista, ma l'esatto contrario.

Titolo (Italiano)

  • +Il problema non sono gli OGM: è chi li possiede.

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