Modifiche a "Proposta di riforma per una gestione faunistica sostenibile"
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La caccia in Italia è in declino demografico (circa 500.000 praticanti, -51% in Toscana in vent'anni). Tuttavia, l'allentamento normativo del Ddl S. 1552, che spinge con forza sulla narrazione dei danni provocati dalla fauna selvatica all'agricoltura non risolve il problema: lo aggrava. Chiediamo di interrompere la deregolamentazione della caccia e di adottare un approccio diverso, basato su scienza, prevenzione e metodi incruenti, per favorire la convivenza armonica tra specie.
1. RIPRISTINO DEL RUOLO VINCOLANTE DELL'ISPRA
I pareri dell'ISPRA su calendari venatori, piani di controllo e specie cacciabili tornano ad essere obbligatori e vincolanti. Potenziamento del monitoraggio con fototrappole e intelligenza artificiale. Pubblicazione obbligatoria dei dati scientifici. Nessuna deroga senza parere tecnico preventivo.2. SANZIONI REALMENTE DISSUASIVE
Inasprimento delle pene per bracconaggio e uccisione di specie protette, con particolare severità per l'orso bruno marsicano. Confisca obbligatoria di armi, mezzi e animali. Revoca definitiva della licenza per recidivi. Abrogazione della riduzione delle sanzioni per munizioni al piombo in zone umide. Sanzioni penali per chi ostacola le attività di controllo.3. METODI INCRUENTI E STERILIZZAZIONE
Finanziamento della ricerca sui vaccini immunocontraccettivi (GonaCon) e avvio di sperimentazioni su larga scala, come già fatto a Spargi e proposto in Liguria. Superamento degli ostacoli burocratici. Investimento in recinzioni elettrificate, catture selettive con chiusini e dissuasori non letali. Prioritizzazione dei metodi ecologici su quelli cruenti.4. TUTELA DEI PREDATORI NATURALI
Mantenimento dello status di specie protetta per il lupo, riconoscendone il ruolo ecologico nel controllo degli ungulati e nella lotta alla peste suina africana. Promozione di misure di prevenzione (cani da guardiania, recinzioni) invece dell'abbattimento. No all'abbassamento del livello di protezione.5. RIPRISTINO DELLA SPECIFICITÀ DEL CORPO FORESTALE
Rafforzamento dell'autonomia operativa del CUFA, con dipendenza funzionale dai Ministeri dell'Ambiente e dell'Agricoltura. Inversione del trend di riduzione dell'organico (da oltre 7.000 a 6.000 unità). Riapertura dei presidi territoriali chiusi. Riconoscimento della specificità della funzione ambientale e della natura civile del servizio.6. CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Adeguamento dei calendari venatori agli effetti del riscaldamento globale su migrazioni e riproduzione (rondini: -40/50% in 30 anni). Divieto di caccia sui valichi montani durante i periodi di migrazione. Tutela delle specie insettivore e cerealicole in declino (dati LIPU: -66% passera mattugia, -76% torcicollo, -70% calandro). Nessuna caccia in periodi di siccità o eventi estremi.7. FINANZIAMENTO DEI CRAS E PREVENZIONE
Aumento dei fondi per i Centri di Recupero Animali Selvatici, evitando chiusure come quella di Pescara. Introduzione di un contributo obbligatorio a carico delle associazioni venatorie per coprire i costi di cura degli animali feriti dalla caccia. Istituzione di un fondo nazionale per la prevenzione dei danni agricoli.8. MONITORAGGIO E REVISIONE
Verifica biennale dei risultati con obbligo di revisione delle misure inefficaci. Report annuale al Parlamento sullo stato della fauna, sui danni e sull'efficacia delle politiche adottate. Clausola di salvaguardia per le specie in declino.9. AREE PROTETTE E DEMANIO
Divieto assoluto di caccia nel demanio marittimo e nelle aree protette. Nessuna apertura alla caccia nei parchi, nelle riserve e nelle zone umide. Tutela integrale degli habitat sensibili.10. FORMAZIONE E INFORMAZIONE
Corsi obbligatori di formazione per i cacciatori su biodiversità, benessere animale e cambiamento climatico. Campagne di educazione ambientale nelle scuole.
Titolo (Italiano)
- +Proposta di riforma per una gestione faunistica sostenibile