Modifiche a "Gli allevamenti intensivi non sono sostenibili. Sedici proposte per tutelare la nostra salute, il pianeta e il benessere animale"

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    Consumiamo troppi prodotti di origine animale e, in particolare, troppa carne. È universalmente riconosciuto che riducendone il consumo la nostra salute ne guadagnerebbe. Questa abitudine alimentare che risale al dopoguerra ha la sua radice nel guadagno economico che questi alimenti producono lungo tutta la filiera: allevamento, trasporto, macellazione, lavorazione, distribuzione e vendita degli alimenti e le attività economiche correlate come l’industria mangimistica, la chimica dei fitofarmaci e dei farmaci e la genetica, sono tutte attività economiche redditizie che negli ultimi decenni si sono espanse e continuano ad espandersi proporzionalmente al consumo.

    In sostanza, l’obiettivo è sempre quello di massimizzare il profitto che deriva dall’allevamento degli animali, estremizzando le condizioni nelle quali questi crescono (densità, nutrizione, cure veterinarie, luce, temperatura, umidità, ecc.) per garantire una vasta produzione di carne a basso costo, da immettere sul mercato rapidamente. 

    La domanda è aumentata e sono aumentati così tanto gli animali allevati, da necessitare la creazione degli allevamenti intensivi.

    Questi sono stati per lungo tempo realtà nascoste dentro capannoni chiusi e inaccessibili. Oggi se ne sa per fortuna di più. Si sa che, al loro interno, gli animali vengono stipati in condizioni che nemmeno si avvicinano a quello che le nostre coscienze e la ricerca scientifica ritengono essere benessere. Il benessere previsto per legge è un benessere minimo, fortemente indirizzato alla conservazione, comunque, della tutela degli interessi economici”. 

     

    Ecco le ragioni per cui gli allevamenti intensivi non sono sostenibili

     

    1)    per le condizioni crudeli e disumane in cui costringono gli animali, che sono state documentate e denunciate dalle crude immagini del film “Food for profit”.

    2)    perché inquinano: sono la seconda causa di inquinamento dell’aria dell’intera Pianura Padana, dove si concentrano circa il 60% dei bovini e degli avicoli allevati in Italia e oltre l’80% di tutti i suini con densità maggiori nelle province della pianura. Ma sono anche responsabili dell’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni, consumano enormi quantità d’acqua e impegnano grandi superfici di suolo agricolo per la produzione di foraggio

    3)    perché secondo ISPRA sono responsabili di circa il 75% delle emissioni di Ammoniaca in Italia. L’ammoniaca prodotta dalle deiezioni animali si combina con altri inquinanti come gli ossidi di azoto che derivano dai fertilizzanti, sempre comunque legati agli allevamenti, dando luogo alla formazione delle polveri sottili PM 2.5.

    Gli allevamenti intensivi, in Italia, sono la seconda fonte di polveri sottili e le polveri sottili hanno lo stesso impatto sulla salute dell’uomo del traffico pesante e del riscaldamento. L’Agenzia Europea dell’Ambiente, ha stimato che ogni anno le PM 2,5 sono la causa di migliaia di morti in Italia: nel solo 2023 i decessi da polveri sottili nel nostro paese sono stati  43.083, il  numero più alto di tutta Europa

    4)    Perché sono corresponsabili di un eccesso di utilizzo di antibiotici che per il 70% vengono espulsi dall’organismo dopo la somministrazione, con feci e urine e finiscono nell’ambiente. Nell’ambiente la presenza degli antibiotici consente ai batteri di imparare a sviluppare delle resistenze grazie alle quali, entrando in contatto con un organismo vivente, lo infetteranno senza che i farmaci funzionino più. Le persone morte per antimicrobico resistenza in Europa sono attualmente 33.000 l’anno di cui 11.000 in Italia

     

    5)    perché il Metano prodotto durante il processo digestivo degli animali è un gas serra che influisce pesantemente sulla temperatura terrestre e sul sistema climatico e contribuisce alla produzione di ozono troposferico dannoso per la salute umana, per la produzione di cibo e per gli ecosistemi.

    6)    perché è scientificamente provato che un consumo eccessivo di carne rossa (manzo, maiale, agnello, vitello, cavallo, capra) è  correlato a un  aumento del rischio di sviluppare tumori del colon-retto.

     

    Inoltre:

     

    7)    E' necessario ridurre l’impatto degli allevamenti ittici, perché gli allevamenti intensivi possono rilasciare nell’ambiente azoto, fosforo e sostanza organica, derivanti soprattutto da mangimi non consumati, feci e prodotti dell’escrezione. Un eccesso di questi nutrienti può contribuire all’eutrofizzazione, alla riduzione dell’ossigeno disciolto e ad alterazioni della biodiversità locale. Nel 2023 gli allevamenti di pesci marini hanno immesso nelle acque costiere italiane circa 1.186 tonnellate di azoto e 204 tonnellate di fosforo. Considerando anche la sottrazione operata dai mitili, il bilancio netto è stato di circa 821 tonnellate di azoto e 179 tonnellate di fosforo. (Fonte: ISPRA, Indicatori ambientali – Bilancio di azoto e fosforo da impianti di acquacoltura in ambiente marino; elaborazioni ISPRA su dati MASAF, CREA ed Eurostat, dati 2023, aggiornamento 31 dicembre 2025).

    8)    L’Italia deve dare piena attuazione all’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, sostenuta da oltre 1,4 milioni di cittadini europei (2018-2020). Il 30 giugno 2021 la Commissione europea si è impegnata a presentare una proposta legislativa per eliminare progressivamente le gabbie. Nel 2025 la Commissione ha avviato la revisione della legislazione europea sul benessere animale. La Legge n. 199/2025 ha istituito in Italia un fondo per la conversione verso sistemi cage-free. La commissione europea indica il 2026 per nuove norme sulle galline ovaiole e il 2027 per la revisione sulle norme sui suini.

     

    A fronte di tutto ciò proponiamo di:

     

    1.     Sostenere e portare finalmente in discussione la proposta di legge “Oltre gli Allevamenti intensivi” depositata il 6/3/24 e sottoscritta tra gli altri da 7 parlamentari di AVS;

    2.     Vietare la realizzazione di nuovi allevamenti intensivi e l’allargamento di quelli esistenti compresi gli allevamenti ittici;

    3.     Riorientare progressivamente i sussidi pubblici oggi destinati alle filiere maggiormente impattanti, verso agricoltura biologica, agroecologia, diversificazione delle colture e pratiche rigenerative.

    4.     Accompagnare la riconversione delle attività agricole, sostenendo economicamente formazione e investimenti per il passaggio dall'allevamento a produzioni vegetali diversificate, biologiche e agroecologiche.

    5.     Vietare la costruzione di nuovi mattatoi, introdurre nuove norme nei regolamenti che impongano la macellazione solo previo stordimento e linee guida vincolanti per tutelare il benessere animale dei pesci;

    6.     Porre dei limiti al trasporto degli animali vivi: vietare viaggi lunghi, vietare il sovraffollamento e il trasporto con climi estremi;

    7.     Incentivare attività di informazione e comunicazione rivolte alla popolazione sugli adeguati stili di consumo alimentare;

    8.     Promuovere la transizione verso sistemi alimentari a base vegetale, sostenibili, accessibili e fondati su alimenti vegetali integrali, aggiornando le linee guida nutrizionali nazionali e promuovendo educazione alimentare e campagne pubbliche;

    9.     Promuovere le alternative vegetali uniformando la fiscalità (iva al 4% e non al 22%) e la carne coltivata;

    10.                       Portare più alimentazione vegetale nelle mense pubbliche, a partire da scuole, ospedali, RSA, penitenziari e strutture pubbliche, garantendo un'offerta vegetale completa e di qualità e supportando la discussione della proposta di legge “Sostegno alla dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e sostenibili nelle mense pubbliche” del 13/4/2026)”;

    11.                       Rendere il cibo sano accessibile a tutte e tutti, sostenendo frutta, verdura e produzioni locali e contrastando i deserti alimentari e le disuguaglianze nell'accesso al cibo;

    12.                       Ridurre il carico di nutrienti attraverso sistemi di acquacoltura a minore impatto — favorendo la molluschicoltura e i sistemi integrati — e rafforzando il monitoraggio e i controlli ambientali nelle aree sensibili;

    13.                       Integrare la politica alimentare nella strategia climatica nazionale, considerando anche le emissioni legate ai consumi e promuovendo la riduzione delle emissioni di metano provenienti dalla filiera zootecnica;

    14.                       Tutelare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto;

    15.                       Introdurre un calendario nazionale vincolante per l’eliminazione progressiva delle gabbie negli allevamenti intensivi, rafforzare il Fondo cage-free con risorse pluriennali per la riconversione, sostenere gli allevatori nella transizione verso sistemi che garantiscano maggiore spazio, mobilità e possibilità di esprimere i comportamenti naturali; rafforzare controlli, tracciabilità ed etichettatura; sostenere in Europa una normativa comune e vincolante;

    16.                       Non prorogare il termine dello stop all’abbattimento dei pulcini maschi. Il D.Lgs. 205/2023, in vigore dal 2023, prevede dal 31 dicembre 2026 il divieto di abbattimento selettivo dei pulcini maschi della linea delle galline ovaiole. Sostenere economicamente la transizione tecnologica e l'introduzione dei sistemi di sessaggio in-ovo, secondo le linee guida ministeriali; rendere effettiva la tracciabilità e l'informazione al consumatore, attraverso un sistema nazionale di etichettatura sulla provenienza delle uova e sull'adozione di sistemi che evitino l'abbattimento dei pulcini.

     

     

     

     

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