Modifiche a "Acqua dolce - l'oro blu sempre più prezioso"
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Quello che vorrei fare con la seguente proposta è raccogliere vari spunti e sentimenti che ho trovato in questa stessa piattaforma, tra altre proposte e commenti, per mettere in luce quella che considero una delle principali priorità da perseguire, come forza di sinistra e ambientalista: la questione dell'acqua dolce.
Può suonare banale, ma l'acqua dolce, e in particolare l'acqua potabile, rappresenta una percentuale infinitesimale delle risorse idriche, percentuale che si sta progressivamente contraendo a causa delle attività umane, del modello di produzione attuale e dei cambiamenti climatici. Ritiro dei ghiacciai storici, da sempre il serbatoio naturale dell'acqua dolce, periodi di siccità più intensi e duraturi, prosciugamento dei torrenti e dei fiumi principali con conseguenti cunei salini sempre più espansi, abbassamento del livello dei laghi, contaminazioni, sono tutti fenomeni tangibili e con impatti, diretti o indiretti, che colpiscono una fetta sempre maggiore della popolazione. Basti pensare ai razionamenti in Sicilia alle utenze domestiche, o alla crisi idrica che proprio quest'anno ha portato il Piemonte a dichiarare emergenza regionale. Si tratta di un problema che può colpire tutti, indiscriminatamente, proprio perchè l'acqua è un bene essenziale alla vita e alle attività umane in generale. Meno acqua significa meno raccolti, aumento dei prezzi del cibo e indirettamente un aumento del costo della vita in quando l'acqua è usata in diversi processi industriali e nella produzione energetica. Infine, ci sono anche i costi "invisibili", ossia quelli agli ecosistemi, che se vengono compromessi riducono i servizi offerti gratuitamente, ma non calcolati all'interno delle logiche economiche (depurazione dell'aria e dell'acqua, trattenimento delle piene, gestione delle sorgenti ecc...). Come ogni elemento che sta alla base, una sua crisi ha un effetto a cascata su tutto ciò che regge, e a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini.
Ora, anche a fronte della grande varietà di ambiti che impattano e che sono impattati dall'acqua dolce, parlare di questo tema è molto complesso, e ci sono molti ambiti su cui la politica può intervenire per portare un concreto miglioramento. Alcuni di questi sono stati oggetto dei miei studi, ma su molti sono solo amatoriale e non ho la pretesa di avere le competenze degli esperti del settore. Per cui la mia intenzione è semplicemente quella di evidenziare aspetti per me importanti e approcci possibili. Ve li riporto nel seguito, e rimango aperto e disponibile a qualsiasi confronto.
La dispersione nella rete
Questo è secondo me l'aspetto più eclatante della crisi idrica in Italia. A fronte di razionamenti e un settore agricolo che arranca dietro a un clima sempre più estremo, nel nostro Paese abbiamo percentuali di dispersione dell'acqua potabile inaccettabili, con una media nazionale che va oltre il 40% e picchi di oltre il 60%. Da qui una priorità assoluta della politica centrale a promuovere, in collaborazione con le regioni e le realtà locali, un controllo di tutta la rete, l'individuazione delle porzioni più critiche, il risanamento e l'ammodernamento degli impianti, nonché un miglior controllo atto a ridurre errori di conteggio e prelievi non autorizzati.
L'emergenza idrogeologica
Il cambiamento climatico non determina un semplice aumento delle temperature, ma un'estremizzazione delle precipitazioni, con una maggiore concentrazione delle piogge in periodi più brevi e un'intensificazione della forza di eventi temporaleschi, venti e grandinate causate da un'accumulo maggiore di umidità e calore in atmosfera. Come già molti di noi stanno vivendo sulla propria pelle, questo ha determinato un alternarsi di periodi fortemente siccitosi, sempre più prolungati sia nella stagione calda che in quella fredda, a momenti di bombe d'acqua e tempeste sempre più violente, con conseguenti allagamenti nelle città, alluvioni e frane nelle periferie. I costi dei danni si accumulano di anno in anno, contribuendo a un conto sempre più insostenibile. Al fine di proteggere anzitutto i cittadini e le attività economiche è quanto più urgente un piano nazionale, sempre in collaborazione con le realtà locali, che faccia il punto sul rischio idrogeologico di tutto il territorio, individui le aree più vulnerabili, definisca le strategie migliori nel piano del costo, dell'efficacia e della durabilità e le implementi. Le opzioni sono innumerevoli: sistemi di monitoraggio degli smottamenti, sistemi di allerta precoce, canalizzazioni delle acque nei versanti, aumento della portata dei canali esistenti e supporto alla pulizia periodica degli stessi, potenziamento degli argini. Ma soprattutto, in tema di acqua potabile, diventa strategico saper come trattenere nel territorio l'acqua concentrata nelle poche precipitazioni, e renderla disponibile al settore agricolo e all'ecosistema: vasche di espansione e sistemi di raccolta, o semplici bacini di accumulo che tramite filtrazione possono rifornire le falde sotterranee.
L'imbottigliamento e le distribuzioni private
L'Italia detiene due record infelici: il paese con il tasso di estrazione di acqua potabile maggiore in Europa e il primo paese AL MONDO per consumo di acqua in bottiglia. Con centinaia di marchi diversi, il mercato italiano dell'acqua in bottiglia è florido e capillare all'interno del territorio, ma a fronte di tutte le criticità già evidenziate nei punti precedenti reputo che mantenere un tasso di estrazione della poca acqua potabile così elevato, ed esposto a interessi di mercato e guadagni privati, sia qualcosa che come società non possiamo più permetterci, oltre che tollerare. Nel merito sarebbe necessario rispondere alle onnipresenti pubblicità dei marchi privati con campagne di informazione della qualità dell'acqua da acquedotti locali per promuoverne l'utilizzo (ad ovvia esclusione di casi con problemi di inquinamento da PFAS già localizzati e disponibili pubblicamente), imporre una quota massima di estrazione e/o aumentare le tariffe di estrazione (ad oggi infinitesimali sul costo finale della bottiglia) delle imprese private di imbottigliamento per promuovere spese di distribuzione, depurazione e gestione pubbliche.
L'agricoltura intensiva
Per ultimo ho tenuto quello che considero l'elefante nella stanza, il primo settore per consumo di acqua dolce, ossia quello agricolo, specialmente nella coltivazione e nell'allevamento intensivi. Si tratta di un settore che impatta l'acqua potabile con due meccanismi principali: da un lato tramite uso diretto per irrigazione (soprattutto dei terreni coltivati per la produzione dei mangimi animali) e abbeveraggio, dall'altro tramite la contaminazione di falde e corsi d'acqua con liquami di scarico, fertilizzanti e pesticidi, che aumentano i costi a valle di depurazione delle acque e gli impatti ecosistemici. Su questo tema ci sono già tante proposte e pertanto non mi dilungherò oltre, ma penso sia importante inserirne la limitazione tra i punti chiave nella protezione dell'acqua come risorsa collettiva fondamentale.
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- +Acqua dolce - l'oro blu sempre più prezioso