Modifiche a "Proposta per un utilizzo regolato della carne coltivata in Italia"
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Il comparto agroalimentare è uno dei settori oggi più rilevanti per l’Italia, non solo sul piano strettamente economico, ma anche su quello dell’immagine e della percezione. Il concetto di Made in Italy va tuttavia costantemente aggiornato e oggi una piattaforma programmatica di sinistra non può esimersi dall’affrontare una battaglia “culturale” in questo campo.
In questo senso, il tema della carne coltivata potrebbe assumere nel lungo termine una centralità notevole. L’Italia, Paese mediterraneo per eccellenza, è storicamente un importatore di carne, in primis di quella bovina. Lo sviluppo di questa tecnologia potrebbe avere ricadute benefiche per i consumatori: sarebbe fondamentale perciò perseguire un approccio “laico”, attento alle criticità insite in questi nuovi prodotti, ma aperto a un loro graduale inserimento nel mercato nazionale.
La chiusura ideologica dimostrata da storiche organizzazioni “conservatrici” come la Coldiretti, pur essendo comprensibile, va contrastata. Il tema non è quello di sostituire la zootecnia italiana o le produzioni tradizionali e resta inteso che nessun prodotto dovrà arrivare sul mercato senza un’imparziale valutazione scientifica, l’istituzione di controlli europei e nazionali ad hoc e la garanzia di tracciabilità completa ed etichettatura chiara dei prodotti. Il punto è cominciare a costruire un sistema integrato, capace di far coesistere filiere di qualità, orgoglio e vanto dei produttori italiani, e accessibilità a un prodotto eticamente sostenibile. La carne coltivata potrebbe diventare, col tempo, la soluzione con la quale eliminare pratiche barbare e ormai ingiustificabili legate all’allevamento intensivo.
La proposta è riassumibile nei seguenti punti:
Superare il divieto assoluto e “ideologico”, dettato da gruppi di pressione palesemente conservatori, correggendo l’anomala posizione assunta dall’Italia nel 2023.
Consentire e finanziare la ricerca sul tema. Il nostro Paese ha una gloriosa e benemerita tradizione scientifica. Dovrebbe porsi all’avanguardia anche su questo terreno, non chiudersi in posizioni “proibizionistiche” dettate da interessi categoriali di valore relativo.
Istituire un Comitato nazionale indipendente, composto dai Ministeri competenti, a partire da Agricoltura, Salute, Ambiente e Ricerca, dai rappresentanti delle organizzazioni di produttori e consumatori e da consulenti scientifici di livello, per elaborare linee guida nazionali, raccordarsi con la normativa europea, monitorare gli effetti sulle filiere agricole e garantire un’informazione corretta e adeguata.
Garantire la massima trasparenza possibile ai consumatori tramite l’etichettatura.
Offrire precise garanzie di futuro agli allevamenti di qualità, da controllare rigorosamente, alle produzioni locali, alle filiere DOP e IGP, all’agricoltura estensiva e alle altre forme eticamente ed economicamente sostenibili. Lo scopo non deve essere quello di eliminare la zootecnia nel suo complesso, ma solamente di porre fine alle storture ormai non più giustificabili che caratterizzano questo settore produttivo. La proposta non è “meno agricoltura”, ma più qualità, più innovazione, più sovranità tecnologica e più capacità di scelta.
Applicare l’innovazione in modo graduale. Si potrebbe partire dall’utilizzo di questa tecnologia in campi meno “controversi”, come i prodotti trasformati: alimenti ibridi con componenti vegetali e cellulari, ristorazione sperimentale, prodotti per animali domestici.
Garantire che l’innovazione non passi per “oligopoli”: non deve essere terreno di conquista di pochi gruppi economici, ma piuttosto inserirsi in una cornice pubblica, coinvolgendo enti universitari e garantendo che il suo utilizzo possa contribuire alla transizione verde. Se gestita virtuosamente, la carne coltivata potrebbe contribuire in modo sostanziale agli obiettivi che ci poniamo sul piano ambientale.
In definitiva: nessuna liberalizzazione selvaggia, nessuna imposizione ai consumatori, nessuna sostituzione forzata della zootecnia italiana. Ma sì alla ricerca, sì alla sicurezza, sì alla trasparenza, sì alla libertà di scelta e sì a una regolazione pubblica capace di governare l’innovazione.
Titolo (Italiano)
- +Proposta per un utilizzo regolato della carne coltivata in Italia