Regolarizzazione migranti che hanno scontato una pena e dato prova di risocializzazione
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La normativa attuale non consente la regolarizzazione dello straniero entrato irregolarmente che abbia espiato una pena in Italia e dato prova di avvenuta risocializzazione.
Il tema produce un profondo controsenso: l'espiazione di una pena (sia detentiva che in regime di misura alternativa) permette alla persona di rimanere sul territorio nazionale e comporta che lo Stato investa risorse consistenti nell'elaborazione e nell'implementazione di percorsi di risocializzazione di persone condannate irregolari. Nel corso della pena vengono attivate numerose risorse e le persone (che spesso sono poveri disperati che hanno commesso reati per sopravvivere e non perché realmente devianti) che magari hanno imparato la lingua, acquisito una professione e hanno dato prova di volersi inserire adeguatamente nella società, appena finiscono di scontare la pena diventano di nuovo irregolari, senza che sia possibile in alcun modo regolarizzarli (salvo casi di asilo politico). A questo punto, per sottrarsi all'espulsione, si rendono nuovamente irreperibili, adottano alias e rientrano nel ciclo della manovalanza criminale perché non posso svolgere altra attività lavorativa regolare.
Si tratta di un circolo vizioso che produce recidiva al posto di ridurla, laddove le persone straniere in esecuzione penale interna ed esterna sono almeno il 30-40%.
È indispensabile la creazione di un nuovo permesso di soggiorno che venga rilasciato al termine dell'espiazione della pena a soggetti entrati irregolarmente, acquisito il parere della magistratura di sorveglianza e dei servizi penitenziari (istituti penitenziari e UEPE), non indiscriminatamente, ma laddove venga attestato che la persona ha svolto un percorso positivo di risocializzazione, che ha delle risorse lavorative e personali adeguate.
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