Gli ultimi: tossicodipendenza, povertà, disabilità, anzianità e prostituzione

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Nessuno deve essere lasciato indietro. Ogni cittadino dovrebbe poter contare su uno psicologo di base, perché la salute mentale è parte del diritto alla salute e la prevenzione è il primo argine contro dipendenze, povertà, violenza ed emarginazione. Oggi, invece, chi è più fragile spesso incontra lo Stato solo quando “è troppo tardi”, nei pronto soccorso, nei tribunali o in strada.

Tossicodipendenza e dipendenze

Proponiamo una legalizzazione regolata delle droghe, da non confondere con la liberalizzazione: è lo Stato che assume il controllo di produzione e distribuzione, definisce limiti chiari, regole di accesso, controlli sanitari e sanzioni, sottraendo spazio al mercato illegale e alle mafie che prosperano sull’attuale proibizionismo. L’uso puramente ricreativo delle sostanze, anche di quelle considerate “leggere”, deve essere esplicitamente sfavorito: sul piano culturale (informazione onesta sui danni), su quello sanitario (monitoraggio e presa in carico dei consumatori abituali) e su quello fiscale (prezzi più alti, vincoli severi su pubblicità e disponibilità), perché non è un comportamento neutro e aumenta i rischi di dipendenza, incidenti e marginalità sociale.

Ogni adulto che fa uso di sostanze psicoattive entra in un percorso strutturato con l’obiettivo di trovare comunque una via d’uscita: colloqui psicologici periodici, valutazione del livello di rischio, offerta di programmi di riduzione del danno e di uscita dalla dipendenza, gruppi di supporto e comunità terapeutiche. Il consumo di alcol sopra soglie definite di rischio e il tabagismo sono equiparati alle altre droghe: stessi obblighi di informazione, monitoraggio e presa in carico, perché i danni sanitari e sociali sono paragonabili. Tutto questo deve avvenire nel pieno rispetto del diritto alla privacy: accesso ai servizi per le dipendenze anche in forma anonima quando possibile, tutela del segreto professionale, consenso informato per l’inserimento dei dati nel fascicolo sanitario elettronico, possibilità di oscurare queste informazioni per evitare discriminazioni sul lavoro e nella vita privata.

In presenza di guida sotto effetto di sostanze, responsabilità verso terzi o professioni sensibili (sanità, trasporti, sicurezza), sono previste limitazioni delle libertà personali – dalla sospensione della patente all’incompatibilità con certe mansioni – per tutelare la collettività.

Povertà

La povertà non è un difetto individuale, ma il prodotto di disuguaglianze economiche e mancanza di reti di sostegno. Proponiamo una rete di strutture di accoglienza e accompagnamento che vadano oltre l’emergenza: non solo pasti e un letto, ma percorsi personalizzati di reinserimento con orientamento al lavoro, tutoraggio amministrativo, formazione di base, supporto psicologico e tutela legale. Ogni persona in povertà deve incontrare operatori qualificati e servizi pubblici stabili, in collaborazione con il volontariato ma non sostituiti da esso. Il sostegno deve includere anche le famiglie, per spezzare il ciclo intergenerazionale della povertà.

Disabilità

Le persone con disabilità devono avere piene opportunità di partecipazione alla vita sociale, culturale e, quando lo desiderano e le condizioni lo permettono, anche lavorativa. Proponiamo incentivi economici e sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono persone con disabilità, forme di lavoro flessibile e adattato, supporti tecnologici e assistenza personale per garantire la massima autonomia possibile.

Le barriere architettoniche devono essere realmente abbattute con un approccio di design universale: tutti i parcheggi, gli spazi pubblici, gli ingressi e i servizi devono essere progettati fin dall’inizio per essere comodamente fruibili da chiunque. Ciò significa, ad esempio, che tutti i posti auto devono avere dimensioni adeguate a consentire l’apertura completa delle portiere e il passaggio di chi si muove con ausili; solo una quota di posti, più vicina agli ingressi, viene riservata a chi ha un bisogno effettivo di ridurre il percorso.

Per le persone con disabilità grave o non autonome serve una rete diffusa di servizi diurni, domiciliari e residenziali: assistenza a casa con personale formato, sollievo per i caregiver familiari, centri specializzati e comunità ad alta protezione. La chiusura dei manicomi è stata una conquista di civiltà, ma non può tradursi nell’abbandono delle persone e nel fatto che tutto il carico ricada sulle famiglie.

Anzianità

Le persone anziane hanno diritto a vivere l’età avanzata con dignità, sicurezza e relazioni, non nella solitudine e nel sovraccarico delle famiglie. Per questo è centrale un forte sistema di assistenza domiciliare: servizi che portano infermieri, operatori socio‑sanitari, fisioterapisti e supporto psicologico direttamente nelle case, evitando ricoveri inutili e riducendo lo stress quotidiano su figli e caregiver.

Accanto a questo servono centri diurni e luoghi di socialità diffusi nei quartieri, servizi di teleassistenza e monitoraggio a distanza, adattamento delle abitazioni e dei condomìni (ascensori, corrimano, illuminazione adeguata) per rendere possibile restare nella propria casa il più a lungo possibile. L’obiettivo è che nessuna famiglia sia lasciata sola ad affrontare le difficoltà quotidiane della cura degli anziani.

Fine vita ed eutanasia

Per chi affronta sofferenze gravi, irreversibili e non più tollerabili, proponiamo una disciplina chiara del fine vita che includa sia la regolamentazione del suicidio medicalmente assistito sia la legalizzazione dell’eutanasia sotto condizioni rigorose. La scelta della persona deve essere libera, consapevole e revocabile in ogni momento, sostenuta da: valutazione medica multidisciplinare, colloquio psicologico, accesso effettivo alle cure palliative, possibilità di coinvolgere i familiari se lo desidera. Nessuno deve essere costretto a prolungare una sofferenza percepita come priva di senso, ma nessuno deve neppure essere spinto verso il fine vita per mancanza di cure, reddito o rete sociale.

Prostituzione

La prostituzione volontaria va sottratta all’ipocrisia e all’invisibilità. Proponiamo il riconoscimento della prostituzione come lavoro regolato, con la possibilità di registrarsi, versare contributi, accedere a diritti sociali e previdenziali, effettuare controlli sanitari regolari e lavorare in condizioni di sicurezza e non sotto ricatto. Parallelamente va rafforzata la repressione di tratta, sfruttamento, prostituzione minorile e tutte le forme di costrizione, con percorsi di uscita, protezione e reinserimento per chi vuole cambiare vita.

Questa proposta mette al centro chi oggi è considerato “ultimo”: persone con dipendenze, poveri, disabili, anziani fragili, lavoratrici e lavoratori del sesso.

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