PER LA GIUSTIZIA FISCALE - Una Riforma fiscale progressiva e progressista per i giovani e i lavoratori in 8 punti nel segno dell'art. 53 Cost.
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Su quali pilastri dovrebbe basarsi un'organica riforma fiscale complessiva di segno autenticamente progressista, ovvero incentrata sull'attuazione della progressività sancita dall'art. 53 della Costituzione? E quali alleanze e maggioranze sociali potrebbero sostenerla?
In primo luogo va detto che la riforma fiscale è senza alcun dubbio la "madre" di tutte le riforme. Essa costituisce al momento un'assoluta priorità e dovrebbe quindi stare in cima ad ogni programma di governo che voglia definirsi "di sinistra" o, semplicemente,"progressista".
E lo è sia perchè attraverso essa si attua il reperimento delle risorse necessarie per il funzionamento dello Stato-comunità (welfare, amministrazione, sanità, istruzione) sia perchè essa è lo strumento per attuare una vera operazione di redistribuzione della ricchezza che oggi costituisce la massima urgenza che una Sinistra degna di questo nome dovrebbe almeno tentare di realizzare come misura di giustizia sociale volta a mitigare le mostruose diseguaglianze che caratterizzano la società italiana.
Se è vero - ed è certamente vero - quanto scrivono alcuni autorevoli economisti nell'articolo pubblicato nel 2024, titolato "Reconstructing Income Equality in Italy" sul Journal of the European Economic Association, ove hanno dimostrato che il sistema fiscale è regressivo perchè il 5% più ricco paga un'aliquota fiscale effettiva inferiore al resto della popolazione; e se è vero - come è vero - quanto riporta un altro studio sulla Review of Income and Wealth, ove si dimostra che gli italiani più ricchi pagano un'aliquota effettiva inferiore (32%) rispetto a un lavoratore dipendente della classe media (45%) ci rendiamo conto di quanto urgente sia una riforma fiscale che attui pienamente il principio di progressività sancito dalla nostra Costituzione.
E allora proviamo ad entrare nel merito di tale riforma indicando alcuni punti irrinunciabili:
1. L'aumento del numero delle aliquote, perchè tre non bastano a rendere effettivamente progressiva l'imposizione fiscale. La riforma del 1973 prevedeva 32 aliquote con un'aliquota massima del 72% sullo scaglione di reddito più elevato. Era una riforma improntata alla effettiva progressività e rimase inalterata fino al 1982, quando in Italia si ebbe il più basso indice di Gini mai regstrato, ossia la più bassa diseguaglianza di reddito mai avuta nel nostro Paese. Da lì in avanti, man mano che il paradigma neoliberista andava affermandosi, le aliquote fiscali venivano ridotte, passando a 9 all'inizio degli anni '80, poi a 7, poi 5, 4 e oggi 3, con i risultati, in termini di regressività del sistema fiscale, che sono sotto gli occhi di tutti. Al netto delle tecnicalità una buona riforma dovrebbe contemplare almeno 20 aliquote, con l'aliquota marginale massima (quella sullo scaglione più elevato) comunque non superiore al 50%. Le aliquote vanno indicizzate al tasso d'inflazione per assicurare la sterilizzazione del "fiscal drag", la vera tassa occulta pagata dai lavoratori italiani.
2. Un'imposta di solidarietà (non chiamatela patrimoniale!) che preveda l'applicazione di un'aliquota dell'1,3% su chi possiede patrimoni di valore superiore ai 2 mln€ (è la proposta della CGIL). Nella nozione di patrimonio devono ricadere beni immobili e tutti i beni mobili classificati come "di lusso" e quindi dichiarabili ai fini dell'applicazione dell'imposta (ad es. denaro, bitcoin, azioni, obbligazioni, quote di fondi d'investimento, quote societarie, gioielli, auto, lingotti d'oro o di altri metalli preziosi, opere d'arte, barche, arredi) sulla base di una tabella curata dal MEF suscettibile di costante aggiornamento. All'imposta di solidarietà va affiancata una "imposta di uscita" (c.d. exit tax) pari almeno al 50% del valore complessivo dei ricavi figurativi derivanti dalla vendita fittizia degli asset trasferiti alla data di fuoriuscita dal Paese) al fine di contrastare le fughe di capitali.
3. La revisione dell'imposta di successione introducendo un sistema di aliquote progressive (dal 3% al 40% almeno) sull'entità dei patrimoni ereditati e graduate in ragione della vicinanza parentale (più basse se l'erede è in linea retta, più alte negli altri casi); anche in questo caso la misura dovrebbe essere accompagnata da una exit tax (applicata sul valore complessivo dei ricavi figurativi derivanti dalla vendita fittizia dei valori mobiliari trasferiti alla data di fuoriuscita dal Paese).
4. Un Fisco amico per i giovani prevedendo sgravi fiscali progressivi, fino al 70% dell'IRPEF per i lavoratori dipendenti e quelli autonomi che non beneficiano della flat tax, per i primi 5 anni per chi rientra dall'estero - e risiede e lavora stabilmente in Italia dopo almeno tre anni di assenza effettiva dal territorio nazionale alla data di entrata in vigore della legge - con l'obiettivo di favorire il rientro dei giovani expat. Estensione del regime forfettario (flat tax) per i lavoratori autonomi a monocommittenza (attualmente esclusi dal regime forfettario) fino a 50.000 euro, per i primi 5 anni di lavoro, con l'obiettivo di contrastare la fuga dei giovani dal Paese.
5. Stop a tutte le forme di condono fiscale: il cambiamento passa per la fine della logica premiale per i furbi parassiti che non pagano le tasse e utilizzano i servizi pubblici. Basta con la sistematica rottamazione delle cartelle.
6. Inasprimento delle sanzioni (amministrative e penali) per chi evade il fisco con aumento di almeno un terzo della durata della pena restrittiva e riduzione a un terzo del valore attuale delle soglie previste (ad es. per la dichiarazione fraudolenta con uso di fatture false, che oggi prevede la pena da 4 a 8 anni di reclusione si passa al range 6-10 anni; la soglia per la dichiarazione fraudolenta con altri artifici passa dal range 1-6 a 2-8 di reclusione e applicazione della misura restrittiva se i beni sottratti superano i 300.000 euro (attualmente la soglia è pari a 1,5 milioni di euro).
7. Piano di almeno 10.000 assunzioni in tre anni per potenziare l'organico dell'Agenzia delle Entrate al fine di intensificare gli accertamenti attraverso l'incrocio delle banche dati e l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale al fine di incrementare l'effettivo recupero dell'evasione fiscale, ancora elevatissima essendo stimata intorno ai 110 miliardi di euro.
8. Stop al contante, digitalizzazione estesa dei pagamenti e aumento delle spese deducibili per combattere veramente l'evasione fiscale la soglia del contante ammesso per i pagamenti va ridotta a 200 euro, con conseguente estensione della digitalizzazione. Obbligo di POS per tutti i tipi di commercio e incremento delle spese deducibili in modo da realizzare quel sano conflitto di interessi che scoraggi i pagamenti in nero per evadere l'IVA.
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