La giustizia deve essere a modello di società equa e unitaria

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Il mio scopo è di integrare senza sovrappormi all'intervento di Marco Dal Toso, col quale collaboro nel dipartimento Diritti e giustizia.

Non si può parlare di Giustizia senza parlare di equità sociale e individuale. Il capitalismo globalizzato sfruttando risorse naturali e umane ha accresciuto quella parte della popolazione che ha sempre meno poco potere, e l'ha sottoposta a violenze inaudite. E' sufficiente soffermarsi sugli ultimi atti nei confronti di lavoratori provenienti da fuori Europa, barbaramente uccisi per la loro origine o perché costituivano un pericolo con la loro ribellione.

Un'economia anticapitalismo, nei limiti attuali, deve, scusate la sintesi, tendere alla riconversione delle fabbriche dannose e di armi, combattere gli sprechi e considerare la salute e l'istruzione per tutti la base per una vita sicura. 

Sempre nel campo della costruzione di diversi rapporti economici va depenalizzata tutta una serie di comportamenti che i governi hanno classificato come eversivi per accrescere il controllo sulle fasce di popolazione più svantaggiate, con un meccanismo di coercizione crescente a seconda di quanto le proteste mettano in difficoltà il quadro economico. (Decreti Rave e Caivano, continui decreti sicurezza e accordi anche europei per rimpatri, articolo 15 dell'ultimo decreto sicurezza volto a legittimare l'infiltrazione degli agenti di Polizia penitenziaria fra i detenuti).

Occorre agire nei luoghi di detenzione, carceri e CPR, e di detenzione attenuata, ICAM e REMS, perché siano sempre meno un parcheggio volto a togliere strumenti di autodeterminazione agli imprigionati, e si democratizzano, col contributo delle persone addette alla sicurezza e degli educatori. 

Riguardo ai progetti del Ministro Nordio sulla creazione di esecuzione penale esterna collettiva per chi non ha domicilio, siam favorevoli nello spirito, come per l'esecuzione in strutture pubbliche per detenuti affetti da dipendenza. Sull'applicazione i principali dubbi sono la fattibilità e il rischio di formare altre zone di parcheggio che non diminuiscano la durata della pena, sempre ricordando che chi gode di misure alternative è portato sempre meno a delinquere, si parla del 14% a oggi.

La leva dell'amnistia e indulto è descritta nell'intervento di Dal Toso.

Per scardinare questo sistema repressivo nel suo ultimo anello come nei primi è un controllo pubblico della situazione sanitaria fornito dalle ASL sulle quali insiste l'istituto, esaminato dalle istituzioni, monitorato e migliorato togliendo le numerosissime zone d'ombra. No alla gestione separata all'interno del DAP degli agenti, che vanno integrati con educatori, sanitari, personale amministrativo. Assistiamo invece, vedi anche rapporto di Antigone, al tentativo coercitivi di dividere le diverse professionalità e sensibilità.


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