La riabilitazione e i suoi limiti

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Fermo restando che ritengo lo strumento riabilitativo come fondamentale, bisogna guardare in faccia la realtà: non funziona sempre.
È vero: abbiamo avuto alcuni casi di "pentimento" anche nella 'ndrangheta ma, nella stragrande maggioranza dei casi, ciò non è avvenuto.
Rinascita-Scott, forse a causa della fretta che ha impedito accertamenti approfonditi in merito alle responsabilità di alcuni degli imputati, è stata un mezzo fallimento. Nella mia zona (Vibo Valentia), leggere determinati cognomi accende almeno una spia, attiva un allarme che fa rizzare le orecchie. Lungi da me generalizzare, tuttavia chi fa certe cose tende ad appartenere a famiglie i cui cognomi sono, in sostanzialmente, sempre gli stessi. E nonostante la correlazione non implichi causazione, negli ultimi tempi si sono verificati molteplici attacchi di stampo mafioso nella mia zona, presumibilmente da parte delle cosiddette nuove leve. Ma il sospetto che c'entrino coloro i quali sono stati rilasciati è molto forte: come se avessero abbassato la testa per un periodo e, ora, la stessero rialzando.

E voglio raccontare anche un altro fatto che, stavolta, riguarda i campi rom.
A Lamezia Terme, ne esiste uno - quello di Scordovillo - che è tra i più grandi d'Italia. Al suo interno, vivono varie persone dedite ad attività illegali quali furti e combustione di copertoni. Voglio essere più chiaro: se bruci le gomme di un'auto, rilasci sostanze tossiche per tutti; se ci interessa l'ambiente, non possiamo fingere che ciò non avvenga. Qualcuno, mesi fa, mi ha parlato di riabilitazione in riferimento a queste persone, portando a esempio i bambini che vivono in quei luoghi, dicendo si debba superare la logica del campo rom attraverso alloggi più consoni. Ora, voglio fare un ragionamento su più livelli, quindi seguitemi: stiamo parlando di gruppi criminali che si sono avvicinati alla 'ndrangheta; che rubano auto e ne rivendono i pezzi; che sfruttano i propri figli per ottenere denaro; che, se li segnali alle autorità competenti, spesso non ottieni risposta, ma solo un <<Veditela da solo>> (testimonianza che ho raccolto personalmente). Vedete dove voglio arrivare? I bambini credo siano riabilitabili, almeno nella maggioranza dei casi, ma con gli adulti la vedo difficile. Coi soldi che guadagnano dalle loro attività illegali, potrebbero permettersi di comprare palazzi, non appartamenti, eppure non lo fanno: rimangono nei campi. In altre parole, non credo vogliano essere riabilitati. È un fattore culturale e, se ne parlo, è perché ci vedo un parallelismo con la 'ndrangheta: attività a gestione familiare, con apprendimento di tale cultura tramite i propri parenti (genitori, nonni, zii, cugini). Se cresci pensando di essere migliore degli altri perché chi ti cresce ti inculca l'idea che voi, in quanto consanguinei, siete intoccabili e che gli altri vi debbano tutto, difficilmente penserai il contrario. È come crescere in un qualsiasi Paese del mondo e pensare che gli altri valgano meno della tua cultura: è umano, è normale, ma è limitante e, per questa ragione, funziona. Limitante = crea dei limiti ben precisi all'interno dei quali dire, a noi stessi, cosa siamo rispetto agli altri che stanno là fuori.
Inoltre, la 'ndrangheta è a conduzione familiare e, almeno dalle mie parti, <<la familia es todo>>, per citare Hector Salamanca in Breaking Bad.

Quindi, riassumendo: riabilitazione? Sì; riabilitazione sempre? No; alternative, quando possibili? Certo, ma senza illudersi: lo spacciatore è una cosa, il sicario è un'altra. E poi, esistono gli individui, quindi la questione diventa ancor più complessa del "semplice" reato specifico che si contesta.
Aggiungo, in chiusura, un'altra cosa: bisogna lavorare sulla prevenzione.
Non si può sempre finire col punire/riabilitare e fare poco o nulla per ridurre i fenomeni di criminalità organizzata. E, no: le visite delle Forze dell'Ordine alle scuole, mi dispiace, ma non servono a nulla. Non sono per nulla diverse dal vedere tale film in tale occasione (es. in relazione al bullismo), per poi non parlarne più durante il resto dell'anno. La prevenzione è un atteggiamento costante che non si realizza solo la celebrazione di avvenimenti tramite l'istituzione di giornate apposite da celebrare una volta l'anno.
Se ne parlo in questo modo, anche a costo di essere tacciato come "poco di Sinistra", è perché vivo la realtà mafiosa 'ndranghetista ogni giorno, anche nelle piccole cose. E i responsabili andrebbero messi nelle condizioni di non nuocere, prima ancora di pensare che sia possibile, per loro, avviare un percorso di riabilitazione che porti a dei risultati concreti.

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