Restituzione delle spiagge pubbliche, riforma delle concessioni balneari, tutela dei lavoratori
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Sintesi del problema
L'Italia ha circa 7.500 km di coste. Solo una minima parte di esse è liberamente accessibile; il resto è occupato da stabilimenti balneari privati con concessioni rinnovate automaticamente da decenni a canoni irrisori per concessioni che fatturano milioni. La direttiva Bolkestein imponeva gare pubbliche già dal 2006; l'Italia ha resistito per vent'anni attraverso proroghe successive. Il sistema attuale favorisce rendite consolidate, scoraggia l'investimento e in alcune zone presenta infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione delle concessioni.
Misure proposte
Fissare per legge una quota minima del 50% (o più) di spiaggia libera attrezzata con servizi essenziali gratuiti: docce, bagni, accesso disabili, su ogni tratto costiero comunale.
Le spiagge libere attrezzate sono gestite direttamente dai Comuni o tramite appalti a cooperative sociali senza scopo di lucro.
Riforma delle concessioni
Gare pubbliche obbligatorie, trasparenti e a termine per tutte le concessioni commerciali.
Criteri di assegnazione che valorizzino qualità del servizio, accessibilità universale, impatto ambientale e offerta di prezzi calmierati.
Canoni concessori adeguati al valore di mercato dell'area, con revisione periodica.
Registro pubblico nazionale di tutte le concessioni attive, con titolari, canoni e scadenze.
Clausola antimafia obbligatoria con verifica rafforzata dell'ANAC su ogni assegnazione.
Tutela dei lavoratori
Obbligo di contratto di lavoro regolare per tutto il personale stagionale (bagnini, baristi, addetti alla spiaggia), con contributi previdenziali regolari.
Eliminazione dei contratti "a chiamata" abusivi; indennità di fine stagione proporzionale ai mesi lavorati.
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