Acqua in Bottiglia, acqua Pubblica - Imbottigliati
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Acqua pubblica, profitti privati: il grande paradosso
L’acqua è ovunque. Sul tavolo, nei supermercati, negli zaini, nelle pubblicità. Ed è forse proprio per questo che abbiamo smesso di interrogarci davvero su cosa rappresenti.
Dentro una bottiglia d’acqua non c’è soltanto acqua.
C’è un modello economico, ambientale e culturale.
L’Italia è oggi il primo consumatore europeo di acqua in bottiglia e uno dei maggiori al mondo. Ogni italiano consuma oltre 250 litri all’anno. Significa che circa 59 milioni di italiani consumano acqua in bottiglia quanto circa 168 milioni di cittadini europei. Da soli raggiungiamo livelli di consumo paragonabili a quelli di oltre 20 Paesi europei messi insieme.
Parliamo di miliardi di bottiglie prodotte, trasportate e smaltite ogni anno.
Eppure il paradosso italiano è enorme: continuiamo a comprare acqua confezionata nonostante l’Italia abbia una delle reti pubbliche di controllo dell’acqua potabile più monitorate d’Europa.
Negli ultimi decenni abbiamo progressivamente trasformato un bene comune in un prodotto commerciale, costruendo attorno all’acqua un immaginario fatto di marketing e diffidenza verso il pubblico.
E allora la domanda è semplice: chi guadagna davvero dall’acqua?
Le grandi aziende imbottigliatrici realizzano fatturati enormi utilizzando una risorsa pubblica per la quale spesso pagano concessioni bassissime.
Il gruppo Sanpellegrino-Nestlé Waters, per esempio, fattura centinaia di milioni di euro ogni anno in Italia. Eppure il costo delle concessioni pagate alle Regioni per l’estrazione dell’acqua resta spesso di pochi centesimi per migliaia di litri.
In molte regioni italiane i canoni concessori si aggirano attorno a 1 o 2 euro per metro cubo d’acqua, cioè circa 0,001-0,002 euro al litro. Tradotto: pochi millesimi di euro per una bottiglia che poi viene venduta nei supermercati a decine di centesimi o anche oltre un euro nei bar e nella ristorazione.
Il margine economico tra valore della risorsa pubblica e prezzo finale di vendita è enorme.
E mentre le multinazionali dell’acqua fanno profitti milionari, ai territori restano spesso:
traffico pesante;
emissioni;
consumo di plastica;
pressione sulle infrastrutture locali;
sfruttamento intensivo delle sorgenti.
Eppure parliamo di una risorsa essenziale che nasce dai territori, dalle montagne, dalle falde e dagli ecosistemi naturali.
Per questo il tema dell’acqua non riguarda soltanto le bottiglie. Riguarda il modello di sviluppo che abbiamo costruito.
Riguarda il rapporto tra pubblico e privato.
Riguarda la gestione dei beni comuni.
Riguarda il valore che attribuiamo alle risorse naturali.
Serve rafforzare la fiducia nell’acqua pubblica.
Serve investire nelle reti idriche.
Serve ridurre la plastica monouso.
Serve rivedere il sistema delle concessioni delle acque minerali.
Serve reinvestire maggiormente nei territori dai quali quelle risorse vengono estratte.
Perché oggi il vero tema non è scegliere tra una bottiglia e un rubinetto.
Il vero tema è capire se una risorsa fondamentale per la vita debba essere governata principalmente nell’interesse collettivo o nelle logiche del profitto privato.
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