Lo spazio di cura integrato nelle città
Si prega di leggere attentamente le regole elettorali per capire come il tuo voto sarà utilizzato da Decidiamo - Vivaio delle idee
Le città sono meno sicure per le donne, che spesso subiscono aggressioni e violenze proprio tra le strade che percorrono. Il loro modo di vivere le città, infatti, non è neutrale. Si ha paura di camminare da sole, in luoghi poco frequentati, evitando percorsi isolati o scarsamente illuminati, sia in città che in periferia. Ciò è ancora più evidente per le donne svantaggiate dal punto di vista socio-economico, in condizioni di povertà abitativa, disabili o sole. Studi e ricerche internazionali ci dicono anche che le donne guidano di meno ma usufruiscono di più dei mezzi di trasporto pubblico, vivono il quartiere, le periferie, i parchi e giardini con bambini ed anziani. Eppure i bisogni delle donne vengono trascurati e non posti al centro della pianificazione e progettazione urbanistica. Appare sempre più necessario il tema della rigenerazione degli spazi e dei luoghi che tenga conto della prospettiva di genere. Il genere è, infatti, una lente di interpretazione che consente di “concepire lo spazio urbano in modo flessibile, con la capacità di rispondere ai bisogni, ai desideri e alle rappresentazioni socio-spaziali della diversità dei soggetti, incorporando i diversi modi di vivere e di rendere effettivo il diritto alla città” (Tello, 2009: 288).
A tal proposito, l' urbanistica di genere ci ricorda che quando le città diventano più sicure e vivibili per le donne lo sono anche per tutti coloro di cui esse si prendono cura: bambini, disabili, anziani.
Immaginare uno spazio di cura integrato per le donne nelle nostre città vuol dire iniziare in primis ad individuare i segmenti della popolazione femminile più inclini al rischio di emarginazione sociale e, dunque, maggiormente esposti a violenza, limitazioni delle libertà e discriminazione. Segmenti per i quali bisogna costruire spazi pubblici accessibili, sicuri e plurali nel pieno rispettare delle esigenze e dei bisogni delle donne e delle persone che li attraversano.
Lo spazio di cura integrato può essere progettato e realizzato nei centri urbani con un sistema di collegamento interconnesso tra la rete pedonale e ciclabile, in modo da rendere accessibile e sicuro lo spostamento delle donne da casa verso i servizi essenziali: scuole, asili, consultori, ospedali, mercati, spazi verdi, luoghi di aggregazione e trasporti pubblici. Per individuare tali servizi in un territorio si può adottare la mappatura di genere di tipo partecipata, coinvolgendo gli attori principali dei servizi posti in essere: le associazioni femminili, i comitati, le associazioni di quartiere e tutti i soggetti interessati (ASL, Consultori, Scuole, Università, Comuni, Città Metropolitane).
Una volta individuate le aree che collegano lo spostamento delle donne dalle proprie case verso i servizi e viceversa bisogna realizzare oppure potenziare: illuminazione pubblica, disposizione di panchine a distanza regolare, segnaletiche tattili e visive negli attraversamenti per persone con disabilità di vario tipo, attraversamenti sicuri e rialzati, rampe per passeggini e sedie a rotelle, aree di incontro e sosta ombreggiate e con fontanelle. Il Trasporto pubblico Locale va, altresì, potenziato nelle fasce orarie in cui le donne, le donne lavoratrici part-time e di part-time involontario o le caregivers si spostano con più frequenza, coinvolgimento proprio le aziende di Trasporto pubblico locale e regionale e locale. In ultimo, vanno realizzati micro spazi multifunzionali (cortili, piazze, giardini) che potrebbero rendere agevole il percorso e lo spostamento delle donne, che nello svolgere attività e funzioni di cura, inevitabilmente danno vita a spontanei processi di socializzazione e aggregazione sociale.
Condividi
Or copy link