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Modifiche a "La nostra identità non è un processo: la transizione da percorso giudiziario a procedimento amministrativo"

Corpo del testo (Italiano)

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    Oggi in Italia, per vedere riconosciuta la propria identità sui documenti, una persona transgender deve affrontare un lungo e umiliante iter giudiziario. Vogliamo riformare questo sistema obsoleto, trasformando il riconoscimento legale del genere in un procedimento amministrativo, basato sull’autodeterminazione e non più su sentenze di tribunale.

    Perché questa riforma è necessaria?
    Attualmente, il percorso è regolato dalla Legge 164 del 1982. Nonostante i progressi della giurisprudenza, restano barriere insormontabili che questa proposta mira ad abbattere:

    1)Costi Economici: Un ricorso in tribunale costa mediamente 1.800 euro tra avvocati, perizie e tasse. È un "pedaggio" sui diritti civili che discrimina chi non ha disponibilità economica.

    2)Tempi e Burocrazia: I tempi della giustizia italiana portano l’attesa media a circa 18 mesi (che possono scendere a 6-7 solo con assistenza legale specializzata). Un procedimento amministrativo permetterebbe tempi certi e rapidi.

    3)Costi Psicologici e Stress: L’attuale sistema obbliga le persone a subire lo sguardo inquisitorio di un giudice e spesso a sottoporsi a perizie psichiatriche superate. Questo processo di "patologizzazione" genera un forte stress psicologico, trattando l’identità come una malattia da diagnosticare piuttosto che come un diritto da tutelare.

    Non stò inventando nulla di radicale, chiedo la normalità europea:

    -Consiglio d’Europa: Ha ripetutamente esortato gli Stati membri (come nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 febbraio 2026) a garantire procedure di riconoscimento basate sull'autodeterminazione, rapide, trasparenti e accessibili.

    -Il Modello Spagna: Con la recente "Ley Trans" (Legge 4/2023), la Spagna ha eliminato l'obbligo di diagnosi mediche e l'intervento dei giudici. È sufficiente una doppia dichiarazione presso l'ufficio anagrafe, rendendo il processo dignitoso e privo di costi processuali.

    La proposta in sintesi
    Vorrei che il partito si impegni a sostenere una riforma legislativa che:

    1. Sposti la competenza della rettifica anagrafica dai Tribunali agli Uffici di Stato Civile (Anagrafe).

    2. Elimini l'obbligo di perizie mediche o psicologiche, in linea con la depatologizzazione promossa dall'OMS.

    3. Garantisca la gratuità della procedura amministrativa.

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    Oggi in Italia, per vedere riconosciuta la propria identità sui documenti, una persona transgender o non binary deve affrontare un lungo e umiliante iter giudiziario. Vogliamo riformare questo sistema obsoleto, trasformando il riconoscimento legale del genere in un procedimento amministrativo, basato sull’autodeterminazione e non più su sentenze di tribunale.

    Perché questa riforma è necessaria?
    Attualmente, il percorso è regolato dalla Legge 164 del 1982. Nonostante i progressi della giurisprudenza, restano barriere insormontabili che questa proposta mira ad abbattere:

    1)Costi Economici: Un ricorso in tribunale costa mediamente 1.800 euro tra avvocati, perizie e tasse. È un "pedaggio" sui diritti civili che discrimina chi non ha disponibilità economica.

    2)Tempi e Burocrazia: I tempi della giustizia italiana portano l’attesa media a circa 18 mesi (che possono scendere a 6-7 solo con assistenza legale specializzata). Un procedimento amministrativo permetterebbe tempi certi e rapidi.

    3)Costi Psicologici e Stress: L’attuale sistema obbliga le persone a subire lo sguardo inquisitorio di un giudice e spesso a sottoporsi a perizie psichiatriche superate. Questo processo di "patologizzazione" genera un forte stress psicologico, trattando l’identità come una malattia da diagnosticare piuttosto che come un diritto da tutelare.

    Non stò inventando nulla di radicale, chiedo la normalità europea:

    -Consiglio d’Europa: Ha ripetutamente esortato gli Stati membri (come nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 febbraio 2026) a garantire procedure di riconoscimento basate sull'autodeterminazione, rapide, trasparenti e accessibili.

    -Il Modello Spagna: Con la recente "Ley Trans" (Legge 4/2023), la Spagna ha eliminato l'obbligo di diagnosi mediche e l'intervento dei giudici. È sufficiente una doppia dichiarazione presso l'ufficio anagrafe, rendendo il processo dignitoso e privo di costi processuali.

    La proposta in sintesi
    Vorrei che il partito si impegni a sostenere una riforma legislativa che:

    1. Sposti la competenza della rettifica anagrafica dai Tribunali agli Uffici di Stato Civile (Anagrafe).

    2. Elimini l'obbligo di perizie mediche o psicologiche, in linea con la depatologizzazione promossa dall'OMS.

    3. Garantisca la gratuità della procedura amministrativa.

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