Modifiche a "Riformare la legge 54/2006 sull’affido condiviso: la sicurezza dei minori prima di ogni automatismo"

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    La legge 54 del 2006 ha introdotto l’affidamento condiviso per garantire ai figli una relazione equilibrata con entrambi i genitori. Ma questo principio non può diventare un automatismo da applicare anche in presenza di violenza domestica, violenza assistita, maltrattamenti, controllo coercitivo o paura manifestata dai minori.

    La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ha documentato che, nei procedimenti di affidamento, la violenza viene spesso ridotta a semplice “conflittualità” e la madre che cerca di proteggere i figli rischia di essere descritta come ostativa o alienante. Ne derivano vittimizzazione secondaria, decisioni non adeguatamente fondate e, in alcuni casi, allontanamenti traumatici dei minori.

    Per questo chiediamo una riforma organica della disciplina introdotta dalla legge 54 e oggi contenuta soprattutto negli articoli 337-ter e seguenti del Codice civile e nelle norme processuali della riforma Cartabia.

    Proponiamo

    1. Sicurezza prima della bigenitorialità. L’affido condiviso non deve essere presunto né imposto. Il giudice deve valutare il superiore interesse del minore, la continuità delle cure, la sua volontà e ogni indicatore di violenza o rischio.

    2. Ruolo riconosciuto ai Centri antiviolenza. I CAV accreditati devono poter trasmettere al giudice, con il consenso della donna, la documentazione del percorso e una valutazione professionale del rischio. Questi elementi devono attivare misure civili urgenti di protezione, senza attendere una condanna penale definitiva. L’accertamento giuridico resta al giudice, ma la documentazione del CAV non può essere ignorata o ridotta a conflitto di coppia.

    3. Protezione immediata di donne e figli. Quando emergono elementi circostanziati di violenza o pericolo, l’affido condiviso e le frequentazioni protette e non, devono poter essere sospesi in via cautelare. Se la violenza viene accertata nel procedimento civile, l’affidamento deve essere esclusivo al genitore non violento. Quando possibile deve essere allontanato l’autore della violenza, evitando di sradicare la donna e i figli dalla casa, dalla scuola e dalla loro rete sociale.

    4. Riconoscere anche la violenza successiva alla separazione. La tutela deve comprendere stalking, minacce, controllo economico e psicologico e uso dei figli come strumento di ricatto, anche quando la violenza inizia o si intensifica dopo la decisione della donna di separarsi.

    5. Stop a PAS, etichette sostitutive e allontanamenti forzati. La PAS, l’alienazione parentale e formule come “madre simbiotica, manipolatrice o ostativa” non devono giustificare limitazioni della responsabilità genitoriale o il prelievo del minore. Ogni decisione deve basarsi su fatti concretamente accertati. Gli allontanamenti coattivi devono essere ammessi solo in presenza di un pericolo attuale, concreto e grave.

    6. Ascolto dei minori e competenze specialistiche. Il minore capace di discernimento deve essere ascoltato con modalità protette e il suo rifiuto non può essere attribuito automaticamente alla madre. Magistrati, consulenti e servizi sociali devono avere una formazione verificabile sulla violenza di genere, domestica e assistita; le condotte di entrambi i genitori devono essere valutate con gli stessi criteri e deve tornare centrale il valore del legame materno, senza più demonizzarlo o etichettarlo a priori come una relazione malsana da indebolire fino a scomparire.

    La richiesta ad Alleanza Verdi e Sinistra

    Chiediamo ad AVS di promuovere una proposta di legge che modifichi in modo coordinato la legge 54 del 2006, gli articoli 337-ter e 337-quater del Codice civile e le norme processuali applicabili ai procedimenti con allegazioni di violenza. Non vogliamo cancellare le relazioni positive dei figli con entrambi i genitori: vogliamo impedire che la bigenitorialità venga imposta contro la sicurezza e il superiore interesse del minore e che la richiesta di protezione si trasformi in una colpa per la madre.

    I figli non sono pacchi da dividere a metà. Hanno una voce, una volontà e il diritto di essere al sicuro.

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