Modifiche a "I pilastri di un Paese libero e di uno Stato solido. Parte II (da Sinistra Italiana - Vercelli e Valsesia)"
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2. LIBERAZIONE E DIVERSITÀ.
Le democrazie servono a garantire uno spazio minimo di libertà per tutti.
Lo Stato sociale serve a liberare tutti i cittadini dalla povertà, dalla malattia, dal rischio. Però, non è sufficiente a liberare una parte della società da oppressioni di altra natura.
Questo documento non tratterà la lotta di liberazione delle donne contro la prepotenza dei maschi, una necessità dettata non da una presunta malvagità dell'uno o dell'altro genere, ma da uno squilibrio di potere in favore di uno dei due generi.
Su questo argomento, è necessario un contributo a sé.Per ora, ribadiamo il nostro dovere di contribuire alla libertà e alla dignità delle persone che, facendo parte di una minoranza, sono soggette a una vasta serie di aggressioni, dalla mancanza di rispetto fino alla vera e propria violenza fisica, e al rischio dell’esclusione sociale.
Queste persone difendono già attivamente i loro diritti. AVS deve sostenere la loro lotta.Per alcune categorie, serve un intervento attivo dello Stato: è il caso delle misure necessarie per agevolare la vita quotidiana dei disabili, o della presenza di servizi sanitari costantemente attivi per la cura della salute mentale. In altri casi, lo Stato deve eliminare i residui di un ordinamento discriminatorio e bigotto (l’esempio più evidente è il matrimonio omosessuale).
Alle leggi (e ai programmi elettorali) deve sempre aggiungersi il nostro impegno, nella realtà di tutti i giorni, per difendere gli spazi di libertà cui tutte le persone hanno diritto. Partendo da questo bisogno estremamente pratico, usando un lessico comprensibile e con un atteggiamento il più possibile assertivo, potremo ribaltare lo stereotipo di destra del “politicamente corretto”.
Immigrazione.
L’immigrazione è parte della storia, del presente e del futuro del nostro Paese. Sarà uno dei temi fondamentali dei prossimi anni, insieme all’evoluzione del digitale e dell’intelligenza artificiale. Va affrontata con serietà e chiarezza, e senza timidezza.
Migliaia di persone arrivano in Italia ogni anno, in fuga da guerre, povertà, persecuzioni e crisi climatiche. Attraversano il Mediterraneo a rischio della vita, e arrivano sulle nostre coste cercando protezione e un futuro. Chi arriva - spesso, senza documenti e senza casa - trova lavoro nero, sfruttamento e caporalato, ghetti dove i diritti vengono calpestati. Per chi già vive in Italia, l’immigrazione cambia il lavoro, la scuola, le nostre comunità. Può generare, nello stesso tempo, paura, ricchezza umana e culturale, difficoltà pratiche molto serie.
Dobbiamo evitare sia un ingresso senza controllo e senza regole, sia la paranoia inaccettabile di chi vuole ridurre l’immigrazione al minimo, magari per evitare la presunta “sostituzione etnica”, anche a costo di lasciare morire le persone in mare. Una comunità e uno Stato che rispettano i diritti umani (dentro e fuori i confini) sono destinati a essere più liberi, ma anche più sicuri.
Dal punto di vista operativo, servono:
- controlli sugli ingressi, con canali legali e sicuri, fermando i “viaggi della morte” e i trafficanti, attraverso accordi con gli Stati di provenienza (ripudiando gli accordi con gli Stati “terzi”, che si trasformano in ricatti, e soprattutto coprono abusi e violazioni non più tollerabili). Dove questi accordi non sono possibili, utilizzare gli strumenti del diritto internazionale;
- integrazione, con strutture diffuse di ospitalità per chi è appena arrivato, e percorsi di avvio al lavoro, insegnamento della lingua, informazioni efficaci su diritti e doveri;
- lotta allo sfruttamento, con la regolarizzazione di chi lavora, la lotta al caporalato, uguali diritti sul posto di lavoro;
- ius soli temperato + ius scholae, con il diritto alla cittadinanza italiana per lo straniero nato in Italia, se i suoi genitori o tutori sono legalmente residenti in Italia da almeno 5 anni, e se ha completato con regolarità almeno due cicli scolastici nel nostro Paese. Sarà necessario dotare l’amministrazione degli strumenti adatti per velocizzare la procedura, attualmente troppo lenta;
- limitazione dei casi di espulsione, per lo straniero condannato con sentenza passata in giudicato, ai soli casi di recidiva, e sempre che esista una convenzione bilaterale con il suo Stato di appartenenza.
[Si aggiunge la chiusura del centro di detenzione per immigrati in Albania, misura senz'altro irragionevole per lo spreco di soldi e di personale, ma prima di tutto contraria alla dignità umana].
Titolo (Italiano)
- +I pilastri di un Paese libero e di uno Stato solido. Parte II (da Sinistra Italiana - Vercelli e Valsesia)