Modifiche a "Datacenter sostenibili: il calore di scarto diventa risorsa per le comunità"
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50 sindaci della Città Metropolitana di Milano hanno chiesto alla Regione Lombardia di rivedere la legge regionale sui datacenter, segnalando impatti rilevanti su consumo energetico, fabbisogno idrico, falde acquifere, rumore, qualità dell'aria e microclima locale. I sindaci non sono contrari allo sviluppo tecnologico, ma chiedono che una materia tanto complessa venga affrontata con un quadro normativo equilibrato, condiviso e rispettoso delle competenze dei territori, lamentando il rischio di essere ridotti a un ruolo meramente attuativo. Questo episodio non è un caso isolato: fotografa un problema strutturale. Nell'area milanese e nei comuni confinanti con le province di Lodi e Pavia sono stati già realizzati datacenter, con ulteriori progetti in corso su suoli agricoli, spesso senza un coordinamento territoriale adeguato.
La mia proposta è di trasformare i datacenter da problema ambientale a risorsa per le comunità, attraverso tre misure concrete:
1. Obbligo di recupero del calore di scarto
I datacenter producono enormi quantità di calore residuo oggi semplicemente disperse. Si propone l'obbligo, per tutti i nuovi datacenter sopra una soglia di potenza definita, di convenzionarsi con le reti di teleriscaldamento comunali o con edifici pubblici vicini (scuole, ospedali, palestre...). Esperienze già operative come A2A dimostrano la fattibilità tecnica ed economica. Sul fronte della sostenibilità integrata, Infomaniak (datacenter svizzero alimentato al 100% da rinnovabili e con politica di sovranità dei dati) dimostra che efficienza energetica e indipendenza digitale possono andare insieme.
2. Potere decisionale reale ai Comuni
Nessuna autorizzazione senza una valutazione di impatto cumulativo territoriale, non solo del singolo datacenter ma dell'insieme delle infrastrutture collegate (cabine elettriche, reti idriche, sottostazioni...). I Comuni devono essere parte attiva del processo, non notificati a procedimento avviato.
3. Piano nazionale di localizzazione
Il Ministero dell'Ambiente, insieme alle regioni, l'ANCI e i Comuni interessati, definiscono dove i datacenter possono insediarsi in base alla disponibilità di reti di teleriscaldamento, fonti rinnovabili locali e lontananza da suoli agricoli e aree protette. Incentivi maggiori per chi si insedia in aree industriali dismesse.
Titolo (Italiano)
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