Modifiche a "Sovranità Digitale e Responsabilità sociale delle imprese - Una Legge sui Data Center"
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Negli Stati Uniti, in Canada, in India e anche qui da noi in Italia, cominciano a organizzarsi forti proteste popolari contro l'indiscriminata installazione dei data center (DC) strutture energivore che consumano suolo, acqua, energia elettrica, e rilasciano calore al punto da innalzare le temperature delle zone circostanti mettendo sotto pressione le reti elettriche e compromettendo l'equilibrio ambientale delle zone rurali interessate e delle comunità che le abitano.
E' molto difficile ipotizzare che le lotte delle comunità locali riescano a fermare gli ingenti investimenti delle multinazionali che sempre di più stanno concentrando la loro attività nel settore della costruzione e gestione dei DC. E' lo stesso capitalismo a muoversi in quella direzione: enormi capitali si stanno concentrando in questo settore tecnologico trainato dall'Intelligenza Artificiale (ma non solo, si pensi ai servizi cloud, storage, ecc.) al punto che negli USA l'intera economia è trainata dagli enormi investimenti nel settore mentre gli indici di Borsa continuano a salire dando luogo a non pochi timori di una vera e propria bolla speculativa pronta a scoppiare.
Come sempre, in questi casi, la domanda d'obbligo è: i ritorni attesi sugli investimenti in AI si concretizzeranno in ragione dei profitti ricavati dall'introduzione di questa tecnologia nell'economia reale o siamo di fronte a una gigantesca sopravvalutazione da parte degli investitori che rischia di portare l'economia mondiale in un baratro?
Nel frattempo tuttavia i cantieri continuano ad aprire, sempre più spesso in zone rurali, fuori dai grandi centri abitati, con impatti stravolgenti sulla vita delle comunità locali che si organizzano e lottano almeno per tentare di imporre moratorie (come quella recentissima dello Stato di New York) o, comunque, una regolamentazione stringente che fissi dei limiti precisi a tuela dell'ambiente e delle comunità destinate a subire gli effetti nefasti che derivano dall'installazione di questi veri e propri eco-mostri.
In Italia la previsione di ingenti investimenti (almeno 25 miliardi di euro nei prossimi anni, in larghissima parte concentrati nel nord Italia ma sempre più con tendenza a espandersi anche verso il centro Italia) hanno indotto la Regione Lombardia, a guida centro-destra, a varare una legge regionale sui data center, la legge regionale 3 giugno 2026 n. 11. Si tratta di un primo (e finora unico) tentativo organico di disciplinare la materia effettuato tuttavia dalla maggioranza in consiglio regionale lombardo con una particolare attenzione alla tutela del business e non a quella dell'ambiente o al benessere delle comunità locali.
La legge regionale n. 11 infatti non impone, ad es, obblighi di adeguamento ai data center già costruiti o in costruzione; ciò la rende quindi sostanzialmente una legge "di facciata" che, non potendo retroagire, lascia sul terreno molti eco-mostri privi di obblighi e limiti imposti a tutela dell'ambiente.
L'unico divieto esplicito riguarda l'utilizzo di acqua potabile attinta dagli acquedotti esistenti. Per il resto non ci sono obblighi, ad es., nè inerenti al divieto di consumo di suolo, nè relativi al raffreddamento a circuito chiuso (che consentirebbe di ridurre drasticamente i consumi di acqua). Riguardo al consumo di suolo la legge regionale n. 11 prevede la possibilità di realizzare "edilizia digitale" su suolo agricolo semplicemente pagando di più. E' evidente che in questo modo si lasciano piccoli comuni (magari con bilanci in rosso) a contrattare, da soli, con grandi multinazionali disposte ad accaparrarsi terreni agricoli da impiegare per la costruzione di DC, mettendo così a repentaglio non solo l'equilibrio ambientale ma la vita stessa di intere comunità a vocazione agricola che si vedono deprivate di risorse fondamentali.
Aldilà del giudizio negativo che possiamo dare della legge regionale lombarda (che peraltro ha trovato la ferma opposizione anche di AVS) c'è in Italia un tema più generale che attiene alla necessità di dotarsi di un quadro normativo uniforme in materia di DC, al fine di stabilire una disciplina da applicare su tutto il territorio nazionale ed evitare che - man mano che la tecnologia legata all'AI e agli stessi DC continui a diffondersi fino a costituire la spina dorsale di tutto il sistema produttivo - possa innescarsi una corsa alla competizione tra territori che magari, nel mix perverso di esigenze elettorali e di equilibrio di bilancio, finiscano per accettare le (poco) congrue offerte delle multinazionali svendendo in ultima analisi i territori e l'ambiente di appartenenza.
Per queste ragioni credo che AVS debba contemplare nel proprio programma una legge nazionale sui data center. Una normativa chiara che stabilisca pochi ma fermi principi che richiamano gli obblighi di responsabilità sociale delle imprese, da applicare ovunque si decida di costruire un DC:
a. limiti quantitativi alla costruzione di data center in un determinato territorio (quanti DC si possono edificare in termini percentuali di cubatura riutilizzabile)
b. divieto di utilizzo di suolo agricolo e unica possibilità di riutilizzo di strutture industriali abbandonate ai fini dell'installazione dei DC
c. divieto assoluto di utilizzo di acqua potabile (solo acque reflue industriali comunque riciclabili)
d. divieto assoluto di refrigerazione a circuito aperto e obbligo certificato di utilizzo di circuito chiuso
e. obbligo di restituire il calore prodotto attraverso il raccordo e l'immissione nella rete di teleriscaldamento urbano
f. obbligo di alimentare il DC fino al 70-80% con energie rinnovabili (pannelli solari rivestenti la superficie del DC, energia eolica, ecc.) e progressivo abbandono di ogni fonte fossile nella produzione del residuo 20-30% entro i successivi 5 anni, a pena di onerose sanzioni amministrative applicabili in percentuale del fatturato
g. obbligo di adeguamento dei DC già costruiti o in costruzione entro un ragionevole lasso temporale (max 4 anni dall'entrata in vigore della normativa nazionale) a pena di chiusura e dismissione dell'impianto
h. obbligo di assicurare l'adeguamento della rete elettrica qualora ciò si renda necessario a seguito della pressione sulla stessa esercitata dai DC, con costi interamente a carico delle aziende costruttrici proprietarie dei DC
i. obbligo di assicurare una percentuale di assunzioni non inferiore al 50% dell'intero organico in favore delle popolazioni limitrofe (comuni, ex province, regioni impattate dalla costruzione dei DC)
f. Imposizione di un "contributo ambientale" (non inferiore all'1,5-2% del fatturato) in capo alle aziende costruttrici (in aggiunta agli oneri di urbanizzazione) da destinare al potenziamento di energie rinnovabili del territorio
Titolo (Italiano)
- +Sovranità Digitale e Responsabilità sociale delle imprese - Una Legge sui Data Center