IA: dall’Europa, all’Europa, per l’Europa

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Nel contesto tecnologico moderno, l’IA gioca un ruolo fondamentale in ormai ogni settore (economico, sociale, politico, e a breve militare), ma è al contempo una realtà fragile. Se negli Stati Uniti sembrerebbe esserci la famosa Bolla dell’AI - pronta a esplodere da un momento all’altro - le stesse aziende che fanno parte del circolo vizioso finanziario di questa realtà stanno spingendo verso un progresso apparentemente senza limiti. Il costo, spesso nascosto, è una mancanza di privacy, sicurezza e attenzione verso le politiche ambientali. È normale ormai, per noi cittadini, vedere realtà private extra UE come uniche vere soluzioni. Esse sono non soltanto le più funzionali, le più avanzate, ma anche e soprattutto le più sponsorizzate e discusse a livello mediatico, mentre poco si parla del loro impatto negativo. È pressappoco inutile discutere di privacy, sicurezza e uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, se non si ha la minima sovranità su questi strumenti. Non mi riferisco solo ed esclusivamente allo sviluppo di LLM (Large Language Model) europei, ma ad incentivi veri e validi che puntino verso un’indipendenza tecnologica (cosa che, per altro, già ci manca su quasi tutti gli aspetti delle tecnologie moderne).

In particolare, gli aspetti più significativi su cui l’UE pecca in questo ambito sono:

  1. Sviluppo massiccio di agenti IA Europei

È vero che vi sono vari progetti per lo sviluppo di LLM e agenti AI all’interno del suolo Europeo, ma questi non hanno la stessa qualità e disponibilità delle controparti cinesi e statunitensi. Bisogna investire su infrastrutture e prodotti densamente localizzati all’interno di una realtà che sia in grado di produrre risultati validi. È bello che La Sapienza abbia costruito il LLM ChatMinerva, ma forse sarebbe anche il caso di far collaborare l’Università con la Sorborne di Parigi, l’ETH di Zurigo e le altre università e istituti di ricerca che, insieme, possono fare molto di più. Che senso ha avere un’Unione Europea se poi le collaborazioni all’interno di essa sono poche, superficiali, difficili burocraticamente e soprattutto non strategiche?

  1. Copertura mediatica dei successi europei, non di quelli statunitensi

Ancora più importante è la copertura mediatica nel mondo tecnologico. Troppo spesso sembra che gli USA siano l’unico paese in cui vengano sviluppate tecnologie e in cui avvenga innovazione. Il resto delle news invece si concentra su quando la Cina sforna un prodotto che fa concorrenza agli americani, che sia una macchina, un’IA o altro. Questo è un problema con matrice multipla: da un lato, i maggiori social media statunitensi (come Meta) sono i principali canali di distribuzione delle notizie tecnologiche globali. Dall'altro lato, tuttavia, resta un’incapacità dei nostri media di validare il progresso veramente interessante, e uscire dalla sfera di influenza americana.

  1. Incentivi per tirocini, borse di studio, dottorati e posti di lavoro nel mondo IA

La fuga di cervelli in Italia c’è, e dubito calerà a breve. Quantomeno evitiamo che gli studenti italiani escano dall’UE e incentiviamo progetti di collaborazione con realtà europee, almeno nell’ambito tecnologico. Progetti Erasmus, tirocini, borse di studio, tutte cose che aiuterebbero gli studenti, li inserirebbero nel mondo del lavoro, gli donerebbero conoscenze e magari li farebbero pure restare in patria, qualora avessimo progetti validi (e ben retribuiti). Questa sembra più un’utopia che altro, ma se non si investe nell’educazione e nel lavoro come fa un paese a crescere?

  1. Regolamentazioni sull’uso di energie rinnovabili per lo sviluppo di modelli IA e data center

Sempre per rimarcare l’indipendenza tecnologica, bisogna assolutamente evitare di dipendere dall’energia che non viene prodotta in loco. Questo, nell’ambito delle IA, è ancora più premente, vista la quantità di CO2 che viene prodotta. D’altronde per avere competizione servono prodotti (e consumatori e produttori, ma ne abbiamo già discusso), e per avere prodotti servono anche data center, server ed energia. Questi non crescono sugli alberi, ed è facile rendersi conto che un progetto sostenibile approvato dall’UE partirebbe nel 2030 con finalizzazione nel 2037, però sarebbe bello avere un prodotto competitivo che non inquina più di quanto non facciamo già.

  1. Regolamentazioni sulla sicurezza e sulla privacy

Infine, e dico infine perché siamo in una prospettiva in cui nel 2037 non abbiamo ancora un’indipendenza sull’IA, nasce spontaneo il bisogno di discutere delle regolamentazioni e dei diritti nell’uso dell’IA. Il problema principale è che è pressappoco inutile parlare di normative per l’uso consapevole di ChatGPT o Claude, se queste sono gestite da aziende e paesi che se ne fregano della privacy e della sicurezza (o che quantomeno hanno delle falle nelle loro regolamentazioni, viste le varie criticità). Possiamo mettere dei filtri, si, e possiamo sforzarci di fare qualche pressione, ma siamo sempre da punto a capo. La sovrastruttura arriva dalla struttura, come dice Marx, e senza un’indipendenza tecnologica saremo sempre schiavi e dipendenti anche dell’etica e delle leggi dei colossi a cui ci aggrappiamo. La conclusione più sana, in vista dei dibattiti che stanno nascendo sull’IA, è quella di vietare l’accesso quantomeno alle tecnologie più pericolose e meno regolamentate (deepfake, modelli finanziari…), in attesa di essere in grado di fornire servizi non solo di qualità, ma anche e soprattutto sicuri.

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