Aspettare non è curare. Per un SSN che garantisca davvero il diritto alla salute.

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In Italia, nel 2024, quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie. Non perché non ne avessero bisogno, ma perché i tempi d'attesa erano insostenibili, il costo nel privato inaccessibile, o la distanza dai presidi troppo grande. Il Servizio Sanitario Nazionale, fondato sull'articolo 32 della Costituzione, sta tradendo il suo mandato: chi può pagare accede subito, chi non può rinuncia o aspetta mesi, a volte troppo a lungo. Nel frattempo la spesa sanitaria pubblica italiana è ferma al 6,2% del PIL, ben sotto la media OCSE (7,1%), con un divario stimato in circa 36 miliardi di euro. Mancano infermieri (6,2 ogni 1.000 abitanti contro una media OCSE di 8,4) e manca una regia pubblica che governi la domanda anziché subirla.

Il problema delle liste d'attesa non è un disservizio tecnico: è un meccanismo silenzioso di selezione che colpisce i più fragili, svuota la fiducia nel pubblico e spinge verso la sanità privata. Oggi ogni Regione fa per sé, i dati sui tempi reali sono spesso inaccessibili o non confrontabili, e le agende di prenotazione restano frammentate tra pubblico, privato convenzionato e intramoenia. Il risultato è un diritto che dipende dal CAP.

L’idea è quella di proporre una misura semplice, applicabile e verificabile: Trasparenza totale e garanzia dei tempi, con potere sostitutivo nazionale.

Cosa significa in concreto.

1.    Un'unica piattaforma pubblica nazionale dove ogni cittadino possa vedere, per ogni prestazione e per ogni struttura (pubblica e convenzionata), i tempi reali di attesa aggiornati in tempo reale. Niente più numeri nascosti o opachi: la trasparenza come primo strumento di equità.

2.    Agende di prenotazione effettivamente uniche, che integrino l'offerta pubblica, il privato convenzionato e l'intramoenia, impedendo che una stessa struttura abbia liste parallele con velocità diverse a seconda della capacità di spesa del paziente.

3.    Percorsi di tutela prioritari garantiti per sospetti oncologici, patologie tempo-dipendenti, persone con disabilità e fragilità conclamate, con tempi massimi fissati per legge e non derogabili.

4.    Potere sostitutivo dello Stato quando una Regione non garantisce i Livelli Essenziali di Assistenza nei tempi previsti: non per "punire" le autonomie, ma per assicurare che il diritto alla cura sia uguale da Bolzano a Palermo.

5.    Monitoraggio civico indipendente, con dati aperti e confrontabili, che consenta ad associazioni, ordini professionali e cittadini di verificare l'effettiva applicazione delle norme. Perché la trasparenza funziona solo se qualcuno può controllare.

Questa proposta costa meno di quanto si pensi: molto del ritardo attuale non è solo questione di risorse, ma di organizzazione, trasparenza e volontà politica. Ed è perfettamente coerente con il PNRR e con la rete delle Case della Comunità già in fase di attivazione. Ma senza tempi certi e regole uguali per tutti, anche la migliore infrastruttura resta una scatola vuota.

Questa è una proposta che agisce anche su tutto il resto: piano straordinario per infermieri e professioni sanitarie, finanziamento pluriennale per riallineare l'Italia agli standard europei, Case della Comunità operative e non solo inaugurate, consultori e salute di genere. Perché la sanità pubblica si salva con una visione intera, non a pezzi. Ma il primo passo è ridare ai cittadini la certezza che il SSN arriva in tempo. Sempre. Per tutti.

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