Ondate di Calore, in Europa 200 mila morti in 4 anni per il caldo
L’OMS: “L’Europa si riscalda più rapidamente di ogni altro continente e paga questo in termini di vite umane perse”. In Italia negli ultimi due decenni registrato un aumento importante della quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C
Il grande caldo che sta attanagliando in queste ore l’Italia potrebbe prolungarsi ancora per diversi giorni, secondo quanto scrive sui suoi canali social Giulio Betti, meteorologo e climatologo del CNR. Betti spiega come nei prossimi giorni (per l’Italia almeno fino al primo luglio) la situazione sarà addirittura più estrema di quella che stiamo vivendo in queste ore e che è iniziata circa una settimana fa. “Attese temperature eccezionali per il periodo - scrive il climatologo - con diversi record storici destinati ad essere cancellati dalle statistiche”.
Cosa sono le ondate di calore?
Come spiega il Dipartimento della Protezione Civile, “le ondate di calore sono condizioni meteorologiche estreme che si verificano quando si registrano temperature molto alte per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, sole intenso e assenza di ventilazione. Queste condizioni rappresentano un rischio per la salute delle persone”. Una definizione chiara e ineccepibile, il punto è che però il caldo che si fa sentire in modo più spiccato in questi giorni non è più un’eccezione.
“Non sono più solo ondate, ma è la nuova normalità, è l'estate tropicale che ci dobbiamo aspettare come conseguenza del riscaldamento globale, con temperature sempre più alte, di anno in anno”, racconta Nicola Dall’Olio, responsabile gestione sostenibile del Territorio di Europa Verde.
“Le ondate - al contrario - sono quegli episodi in cui la temperatura torna miracolosamente per qualche giorno vicino (non sotto!) alle medie che conoscevamo qualche decennio fa. Se si guarda ai dati e alle mappe meteoclimatiche ci rendiamo conto che stiamo andando verso condizioni mai sperimentate prima. Con temperature superiori di oltre 10 gradi rispetto alle medie storiche, diffuse sull'intero continente europeo e persistenti per settimane”.
Europa sempre più calda
Gli effetti di questa nuova normalità si ripercuotono in diversi ambiti delle nostre vite, salute inclusa. Secondo i dati dell’OMS, a causa del caldo sono morte più di 200 mila persone negli ultimi quattro anni in Europa. Il Vecchio Continente viene colpito più duramente dalla crisi climatica rispetto a molte altre aree del pianeta, di conseguenza, è già alle prese con frequenti ondate di calore. “La maggior parte dei decessi prematuri dovuti al caldo estremo si è verificata in Italia, seguita da Spagna, Germania e Grecia, con la Grecia che registra il numero più elevato di decessi legati al caldo per milione di abitanti”, spiega Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’area europea.
Tornando alla situazione di questi giorni, un’analisi condotta dal team di ClimaMeter - un progetto finanziato dall’Unione Europea e dal Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (CNRS) e sostenuto dall’Institut Pierre Simon Laplace - conferma che le temperature da record osservate in tutta la Francia e nell’Europa occidentale sono state amplificate dai cambiamenti climatici indotti dal genere umano, mentre la variabilità climatica naturale ha probabilmente svolto un ruolo secondario.
Utilizzando la piattaforma ClimaMonitor, scienziate e scienziati hanno confrontato l’attuale circolazione atmosferica sull’Europa con situazioni simili osservate nei dati storici.
Se l’analisi rivela che la configurazione meteorologica in sé non è eccezionale, dal momento che situazioni atmosferiche simili si sono verificate ripetutamente negli ultimi decenni, a destare allarme è il fatto che ad esempio l’analisi relativa al 22 giugno 2026 “indica che le temperature associate all’attuale configurazione meteorologica sono di circa 2-4 °C più elevate di quanto sarebbero state in condizioni meteorologiche simili durante la seconda metà del XX secolo”, ovvero prima dell’impennarsi del livello di emissioni climalteranti in atmosfera, causate principalmente dalla combustione di petrolio, gas e carbone. Secondo i dati di ClimaMonitor, “a Parigi, il segnale di riscaldamento stimato raggiunge circa 2,4 °C, a Milano +3,8 °C e a Saragozza +4 °C”.
La situazione nelle città italiane
Un recente report di Greenpeace Italia, basato su dati messi a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT, rivela come la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute delle persone, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025.
L’organizzazione ambientalista ha analizzato i capoluoghi di Regione usando anche i dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle cosiddette isole di calore, cioè zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore.
Ebbene nei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell'estate del 2025 ha mostrato valori allarmanti: dieci città su venti hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari.
“Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita - spiega Greenpeace Italia nel suo comunicato - bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri”.
Con conseguenze sulla popolazione molto significative: circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri in cui in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi ci sono circa 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.
Ci sono soluzioni al caldo estremo?
Oltre alle politiche di mitigazione della crisi climatica - quindi l’abbandono dei combustibili fossili in favore delle energie rinnovabili, per ridurre le emissioni e fermare l’aumento della temperatura media globale - servono anche politiche di adattamento alla nuova drammatica normalità di cui si parlava in precedenza. Come ad esempio, nelle nostre città gli interventi di de-sealing, ovvero depavimentazione, per rendere i centri urbani più permeabili, più verdi e quindi con più ombreggiatura ed evapotraspirazione ma anche maggiore capacità di stoccare acqua in caso di precipitazioni intense.
Un’altra soluzione da adottare è, ad esempio, quella di mettere pensiline fotovoltaiche in tutti i parcheggi a raso, in modo da garantire ombreggiatura ma anche produzione di energia pulita e punti di ricarica per la completa elettrificazione dei veicoli.
Il nostro pianeta si sta surriscaldando sempre di più e se vogliamo evitare di peggiorare la situazione ulteriormente dobbiamo agire ora, con soluzioni praticabili nell’immediato.
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