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A processo partecipativo è una sequenza di attività partecipative (ad esempio, prima compilando un sondaggio, poi formulando proposte, discutendole in riunioni faccia a faccia o virtuali e infine dando la priorità a esse) allo scopo di definire e prendere una decisione su un argomento specifico.

Esempi di processi partecipativi sono: un processo di elezione dei membri del comitato (in cui le candidature vengono presentate per la prima volta, poi discusse e infine si sceglie una candidatura), i budget partecipativi (dove le proposte sono fatte, valutate economicamente e votate con i soldi disponibili), un processo di pianificazione strategica, la stesura collaborativa di un regolamento o norma, la progettazione di uno spazio urbano o la produzione di un piano di politica pubblica.

7 - Quel che è giusto è giusto

Fiscalità giusta e disuguaglianze

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Fisco equo: patrimoniale sui grandi patrimoni (>5mln), IRPEF unica su rendite e lavoro, tassa al 100% sugli extraprofitti e stop ai paradisi fiscali. Nessun condono. Per il welfare: reddito minimo europeo, rilancio del reddito di cittadinanza e fine dell'austerità per tutelare sanità e sociale.

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La fiscalità deve tornare uno strumento di equità, non di accumulo senza regole. Serve una riforma radicale che parta da una patrimoniale unica e progressiva sui beni mobili e immobili, a partire dai patrimoni superiori ai 5 milioni di euro, con l’obiettivo europeo di tassare in modo più giusto anche i grandi patrimoni e i beni di lusso. L’IMU e l’imposta di bollo sugli investimenti possono essere superate dentro un sistema più coerente e progressivo.

Anche il sistema IRPEF va riformato alla radice, superando la separazione tra rendite e redditi da lavoro e arrivando a un’imposta unica realmente progressiva. Alla stessa logica risponde la nostra proposta di tassazione della speculazione finanziaria, attraverso un'imposta europea sulle transazioni su azioni, obbligazioni e derivati, e la tassazione al 100% degli extraprofitti nei settori strategici, a partire da quello energetico.

Le multinazionali devono essere obbligate a una rendicontazione “Paese per Paese”, per rendere pubblici profitti e tasse pagate in ogni Stato, insieme a un rafforzamento dell’aliquota minima globale almeno al 15%. Tolleranza zero su evasione ed elusione, senza condoni, con piena tracciabilità dei pagamenti e un registro europeo globale dei beni per impedire ogni fuga fiscale transfrontaliera.

Vogliamo contrastare i paradisi fiscali istituendo una lista nera democratica basata su criteri di equità, che includa anche i Paesi dell’Ue che praticano dumping fiscale. Bisogna superare il principio dell’unanimità in Consiglio europeo sulle decisioni fiscali.

Serve una risposta strutturale alla povertà: a livello europeo con un reddito minimo che garantisca protezione contro l’indigenza in ogni Stato membro e, in Italia, con il rafforzamento del reddito di cittadinanza come passaggio verso l’obiettivo più ambizioso di un reddito universale di base.

Nessuna di queste riforme è possibile senza dire definitivamente stop alla stagione dell’austerità, escludendo sanità e protezione sociale dai vincoli di bilancio.

Riferimento: VIO-PART-2026-05-10

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