Riconoscimento previdenziale del lavoro di cura e autonomia economica nella vecchiaia
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Il sistema previdenziale italiano non riconosce adeguatamente il lavoro domestico e di cura svolto nel corso della vita, un’attività che ha costretto molte donne di occuparsi dei figli e della famiglia senza maturare una pensione propria sufficiente. Quando una donna non raggiunge i requisiti contributivi, può accedere all’assegno sociale solo se rispetta anche i limiti di reddito del coiniuge previsti dalla legge. Ne consegue che una donna può non avere una pensione propria e, allo stesso tempo, non poter beneficiare dell’assegno sociale perché il reddito del marito supera la soglia prevista.
Per garantire autonomia economica e riconoscere il valore del lavoro di cura, si propone di introdurre un meccanismo di condivisione del reddito pensionistico all’interno della coppia. Qualora uno dei coniugi non abbia maturato una pensione propria e non possa accedere all’assegno sociale a causa del reddito dell’altro coniuge, una quota della pensione percepita dal coniuge pensionato dovrebbe essere attribuita direttamente al coniuge privo di un reddito previdenziale adeguato. Tale quota dovrebbe essere versata direttamente alla persona beneficiaria, così da garantirle un reddito individuale e ridurre la dipendenza economica dal partner.
La misura dovrebbe riconoscere il contributo del lavoro domestico e di cura alla vita familiare e alla società, assicurando che l’assenza o l’insufficienza della contribuzione non si traducano automaticamente in una condizione di dipendenza economica nella vecchiaia. Per ragioni di inclusività e uguaglianza, il meccanismo dovrebbe essere esteso anche alle coppie dello stesso sesso, quando uno dei coniugi non abbia accesso all’assegno sociale per effetto del reddito dell’altro.
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