La scuola non dovrebbe decidere il futuro a 13 anni

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Andrebbe ripensata l’attuale struttura del sistema scolastico italiano, prendendo ispirazione dai modelli europei più avanzati, come quello finlandese, fondati su equità, benessere dello studente, orientamento consapevole e sviluppo del pensiero critico.

Oggi, in Italia, gli studenti sono costretti a scegliere il proprio percorso scolastico già a 13/14 anni, in una fase in cui spesso non si possiedono ancora sufficiente maturità, consapevolezza o conoscenza del mondo del lavoro e dell’università.

Questa scelta precoce rischia di trasformarsi in un percorso rigido, dal quale è difficile uscire successivamente, rimanendo intrappolati per ben cinque anni nella scuola scelta a quell’età.

Per questo motivo, sarebbe opportuno:

• estendere la scuola secondaria di primo grado (scuola media) almeno fino ai 16 anni;

• ridurre la durata della scuola superiore a 2 o massimo 3 anni;

• garantire pari qualità e dignità educativa tra licei e istituti tecnico-professionali.

La scuola comune fino ai 16 anni dovrebbe garantire a tutti gli studenti una solida preparazione culturale di base, sviluppo del pensiero critico, capacità relazionali e autonomia personale.

Solo dopo questo percorso comune e con maggiore consapevolezza gli studenti dovrebbero scegliere tra licei e istituti tecnico-professionali, che dovrebbero avere pari dignità sociale, qualità didattica e opportunità future, superando definitivamente l’idea di scuole superiori di "serie A" e "serie B".

Una riforma simile potrebbe:

• ridurre dispersione scolastica e scelte sbagliate;

• migliorare orientamento e motivazione;

• diminuire le disuguaglianze sociali;

• valorizzare davvero i percorsi tecnici e professionali;

L’obiettivo della scuola non dovrebbe essere soltanto preparare lavoratori, ma soprattutto formare cittadini liberi, autonomi e consapevoli.

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