Una riforma complessiva che parta da un obiettivo: formare persone libere
Si prega di leggere attentamente le regole elettorali per capire come il tuo voto sarà utilizzato da Decidiamo - Vivaio delle idee
La prima cosa da fare è chiedersi quale deve essere l'obiettivo della scuola oggi, tenendo conto del dettato costituzionale.
Le possibilità sono due, forse da sempre: o una scuola che educhi cittadini modello, obbedienti ed asserviti, una scuola che prepari all'esistente, alla conservazione dello status quo. O una scuola che educhi cittadini pensanti, critici, liberi, in grado di mettere in discussione e modificare l'esistente. A mio parere, per una politica di sinistra, non c'è partita: la direzione è la seconda.
Se la direzione è questa, le scelte devono essere conseguenti:
PER GLI STUDENTI:
via l'uso della forza e tutti gli strumenti di potere, di coercizione, punitivi e di sottomissione, come note, voto di condotta, voti, decisioni calate dall'alto, programmi imposti dall'alto e non concordati, ecc., ecc.. Il rispetto delle regole non deve essere un punto di partenza, ma un processo costruito. Cui, soprattutto, non si può giungere attraverso la scorciatoia delle punizioni. Insegnare ad assumersi le proprie responsabilità non può essere inculcato con la forza, perché, altrimenti, intanto che si giunge a questo risultato, si spargono ben altri semi tutt'altro che educativi. La paura, la repressione e la frustrazione non possono essere usati nei confronti di personalità in formazione. Alle bastonate della realtà non ci si prepara anticipando le bastonate, ma irrobustendosi con rinforzi positivi.
dentro tutti gli aspetti più liberanti, ovvero contenuti SERI e approfonditi (perché la conoscenza rende liberi), metodi didattici improntati all'insegnamento del metodo della ricerca, del ragionamento rigoroso, dell'indagine, della messa in discussione, della pratica democratica, del coinvolgimento, dell'interesse, delle relazioni, della nonviolenza, dell'autoanalisi;
fuori tutti gli aspetti più subdoli e manipolatori, come la valutazione delle competenze, che tende a premiare chi si conforma ad un prototipo di essere umano pensato da qualche scienziato chissà in quale ufficio ministeriale. Ma chi lo ha detto che la persona che sa programmare il futuro, che sa essere imprenditore di sé stesso, che sa lavorare in gruppo è migliore? Migliore per chi? Mi pare evidente: per il mercato... La scuola deve formare, non conformare! Il pluralismo, anche di personalità, la ribellione motivata e argomentata sono il sale della democrazia e il bello dell'umanità! Trovo davvero aberrante proporsi di sviluppare un certo genere di essere umano ideale. Mi sembra un concetto che non cade molto lontano dall'eugenetica;
dentro tutti i metodi che portino al dialogo e alla valorizzazione e messa in relazione autentica di tutte le differenze, fornendo strumenti per la comprensione interiore e reciproca, con particolare sensibilità verso i fragili, chi parte da condizioni di svantaggio, assumendo come valore l'uguaglianza sostanziale, non solo quella formale, nel rispetto dell'art. 3 della Costituzione;
dentro tutti i metodi e i contenuti che forniscano agli studenti gli strumenti per la crescita personale, il diritto a manifestare il dissenso, a coltivare le proprie inclinazioni, a rivendicare la propria differenza, attraverso un insegnamento che non sia indottrinamento e addestramento, ma scoperta di sé;
dentro contenuti fondanti comuni, evitando una eccessiva individualizzazione e atomizzazione dell'insegnamento, al fine di costruire un terreno comune su cui gli studenti potranno sviluppare un discorso comune, un dialogo non tra sordi.
riduzione della mole di attività extra, che hanno il sapore della nevrosi tipica di questa epoca. Voler fare tutto, voler essere tutto è esattamente il portato di questi tempi in cui il marketing ci compulsa a volere tutto. E' stato dato anche un nome a questa forma di ansia, di cui la stessa scuola sembra essere preda: FOMO (fear of missing out). La scuola deve far gustare la calma, la riflessione, non produrre ansia. Per cui, anche le attività aggiuntive andranno pensate in un numero adeguato al tempo necessario affinché l'esperienza non sia un assaggino di qualcosa, ma possa essere realmente significativa.
Abbandono della didattica orientativa e dell'educazione civica, non perché non siano importanti, ma perché i concetti di orientamento e civiltà devono innervare le lezioni tout court, non esserne espulse per diventare un terreno autonomo e slegato da esse.
PER I DOCENTI
Emersione e remunerazione di tutto il lavoro attualmente svolto in maniera volontaristica, come compensi per le trasferte, per l'accompagnamento alle visite guidate, per gli spostamenti, per le pause pranzo, per gli orari spezzati e quindi disagiati, per gli straordinari richiesti quando gli impegni programmati vanno oltre gli orari stabiliti;
compensi adeguati per lo svolgimento di funzioni aggiuntive, indispensabili per far andare avanti la scuola, remunerati su una dignitosa paga oraria e non a forfait;
cancellazione di tutte le figure che hanno suddiviso il corpo docente in una miriade di strane figure (orientatori, tutor, mentor, esperti a vario titolo. E qui citerei “Esperti di troppo” di Ivan Ilich, che espropriano il discente dal diritto di arrivare da solo alle sue conclusioni, perché ti viene inculcata l'idea che ci sia bisogno di un esperto per ogni cosa), che hanno avuto l'unico risultato di creare una pletora di corsie preferenziali per il raggiungimento di obiettivi individuali;
significativo incremento salariale che porti gli insegnanti italiani allo stesso livello della media europea;
superamento dell'orario di lavoro "personalizzato", spesso origine di favoritismi e dissapori e che impedisce ai docenti di incontrarsi tra di loro, a meno che non vogliano "volontariamente" aumentare le proprie ore di lavoro. Orario di 36 ore con due rientri pomeridiani, considerando che le attività da svolgere oltre le lezioni sono numerosissime.
PER LA SCUOLA:
investimenti per garantire che la scuola sia realmente gratuita per tutti, a cominciare dai libri di testo, almeno fino al termine dell'obbligo scolastico;
fondi per garantire viaggi di istruzione gratuiti per tutti, perché anche questa è diventata una forma di classismo. Se i viaggi di istruzione sono (e sono) attività didattica, tutti devono essere messi in condizione di poter partecipare;
fine dei programmi scolastici e sostituzione con nuclei fondanti e alcuni (pochi) contenuti imprescindibili. Di conseguenza, fine delle discipline intese come compartimenti stagni e obbligo da parte dei consigli di classi di coprogettazione e sviluppo di percorsi trasversali. Le discipline sono una astrazione che non esiste nella realtà. L'insegnamento, pertanto, deve necessariamente essere interdisciplinare. Inoltre, come nella primaria già accade, la coprogettazione indurrà i docenti a quel dialogo fecondo che permetterà di strutturare la didattica sulla base delle esigenze delle specifiche classi;
investimenti sugli ambienti di apprendimento, che attualmente somigliano in larga parte a caserme. Occorre ridisegnare le scuole al fine di favorire il piacere di frequentarle e la possibilità di venire incontro alle più banali esigenze degli studenti, come avere spazi per il movimento, l'incontro e la sperimentazione.
Netta riduzione e semplificazione degli adempimenti richiesti alle scuole che, in larga parte, si sono trasformati in liturgie e carte da riempire.
Ripensamento delle giornate di orientamento che si sono trasformate in giornate di marketing, dove a prevalere, ovviamente, sono le scuole meglio attrezzate dal punto di vista comunicativo. Il che dimostra che non c'è una reale attenzione all'orientamento, ma all'accaparramento degli studenti. Queste giornate potrebbero essere sostituite da iniziative simili al salone dello studente per la scelta dell'università: uno spazio comune, in cui tutte le scuole possano presentare con sincerità il proprio percorso, senza trarre vantaggio da strategie appariscenti.
Più scrivo e più mi vengono in mente cose che si potrebbero/dovrebbero cambiare... Ad esempio ci sarebbe ancora da parlare sul ruolo dei Dirigenti Scolastici e degli Uffici Scolastici Provinciali.
Per cui mi fermo qui. Il senso credo si sia capito.
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