Alternative al ban dei social
Si prega di leggere attentamente le regole elettorali per capire come il tuo voto sarà utilizzato da Decidiamo - Vivaio delle idee
Da un anno sempre più governi seguono il modello australiano: ban agli under 16, age verification obbligatoria, sanzioni alle piattaforme. Capisco l'urgenza, ma è la soluzione sbagliata: rischia di farci sentire a posto senza risolvere nulla.
I problemi
Se negli scorsi hanno sono esistiti movimenti giovanili come Friday For Futures di Greta Thunberg è anche grazie ai social. Vietarli significa togliere possibilità come queste e creare tanto malcontento e rancore verso un partito da parte di futuri elettori di sinistra.
Per bloccare un tredicenne devi verificare l'età di chiunque si iscrive — documenti o riconoscimento biometrico su piattaforme che già gestiscono male i dati. Una sorveglianza di massa per tutti, minori o no. E il risultato pratico è scarso: i ragazzi determinati useranno VPN, account falsi, il telefono di un fratello. Chi rispetta le regole resta solo escluso da uno spazio dove finirà comunque, senza aver mai imparato a gestirlo. È un approccio che genera solo malcontenti, con risultati più negativi che positivi.
L'alternativa: regolare l'esperienza digitale ed educare all'utilizzo
Il danno reale non viene dall'essere su Instagram a 13 anni, ma da come è costruito il prodotto: scroll infinito, autoplay, notifiche pensate per massimizzare il tempo speso, non il benessere. Vietare queste funzioni di default per i minori avrebbe più impatto di un controllo documenti generalizzato, senza toccare la privacy di tutti gli altri.
Non bandiamo le strade, insegniamo educazione stradale. Stesso principio: capire gli algoritmi, riconoscere la disinformazione, gestire la propria immagine online. Più utile di qualsiasi age verification.
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